Stati Uniti d'Europa e lingua europea

18 Novembre, 2005 - 16:20 | Falcolini

I temi di interesse proposti nel form di contatto del sito www.rosanelpugno.it, sono tutti legittimi e sacrosanti per radicali e socialisti. Tuttavia è assente il tema dell'Europa e degli europei e di una interlingua comune capace di de-provincializzare e moltiplicare lo spazio a disposizione dei cittadini europei.
Non credete che questo sia un tema di lotta e ragione politica altrettanto legittimo e storicamente "nostro"?

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Inviato da Popper il 18 Novembre, 2005 - 20:41.

No, c'è già, è l'inglese, il problema è che va imparato.

Inviato da Falcolini il 18 Novembre, 2005 - 20:54.

Popper, l'inglese è degli inglesi, non degli europei. Impareresti il greco? il ceco? il finnico? perchè l'inglese? ... perchè non è l'inglese ad imporsi, ma l'americano!
imparare l'esperanto lo si può fare in dieci (10) giorni.
Ti sei chiesto perchè nessuno ha ufficializzato unica lingua europea?

Inviato da Edoardo Quaquini il 18 Novembre, 2005 - 21:14.

La lingua è un mezzo non un fine...l'inglese è facile, rapido, conciso. Anche per questo si è imposto, non solo perchè lingua degli americani. Fa' che gli americani avessero parlato greco antico e avremmo visto loro studiare un'altra lingua per comunicare col resto del mondo.
L'inglese è funzionale, tutto qui.

Ciao, Edo

"O si pensa o si crede"
A. Schopenhauer

Inviato da Falcolini il 19 Novembre, 2005 - 11:28.

Caro Popper, "o si pensa o si crede" sta a significare che esperantista = idealista. Un dato per tutti (e sono tanti i dati): circa il 50% del budget UE è sperperato per lavoro di traduzione e interpretariato.
L'inglese non è affatto facile, sarebbe offendere gli inglesi alimentare questa illusione. E' una lingua etnica èd ha uno delle più alte quantità di irregolarità, cioè di trappole linguistiche.
E' necessario concepire l'Euorpa come una unica comunità per comprendere come sia IMPOSSIBILE proporre una delle 50 e passa megnifiche lingue etniche come lingua imposta a tutti. Pr la semplice ragione che ricreeremmo un pesante analfabetismo debellato in Europa a fatica da tanto tempo. Daremmo un vantaggio enorme agli USA. Il mondo non se lo può permettere.

Inviato da Edoardo Quaquini il 20 Novembre, 2005 - 01:17.

Capisco quello che intendi ma ribadisco che a livello grammaticale l'inglese è semplice rispetto ad altre lingue (vogliamo paragonarlo ad una lingua con le declinazioni???), per raggiungere un livello "base" (quello per es. che può servire per viaggiare un po' e commerciare) non ci vuole così tanto. Se ci vogliono 40.000 ore per conoscere bene l'inglese...per conoscere il tedesco ce ne vogliono il triplo!
Probabilmente l'esperanto, proprio perchè inventato a tavolino, sarebbe più semplice da imparare...ma è un discorso irreale e superato.
Sono un realista (un pragmatico direi): nei dati di fatto l'inglese è la lingua mondiale punto e basta.
Vado in facoltà e i ragazzi africani che vengono a studiare qui lo conoscono. Vado a Firenze e i giapponesi lo parlano. Etc etc etc
Voler battersi contro i mulini a vento mi pare assurdo...ed improduttivo, visto le tante altre battaglie POSSIBILI (con una qualche possibilità di riuscita) in cui dar fondo alle nostre energie.
L'Inglese è DE FACTO la lingua internazionale (non europea...MONDIALE...che ce ne faremmo di una lingua EUROPEA se poi per comunicare col resto del mondo ci servirebbe comunque l'inglese??? Sarebbe solo una barriera in più da superare...).

E, attenti bene, l'Inglese INTERNAZIONALE, che è diverso sia dall'Inglese che dall'Americano (non sono un linguista, ma è un concetto abbastanza semplice da comprendere e ne ho sentito parlare proprio i linguisti). Del resto capire un Keniano o un giapponese che parlano inglese è più semplice che capire un taxano...no?

Ciao, Edo

P.S.
Il budget UE sarà meno appesantito dalle traduzioni quando tutti parleranno bene l'inglese...cosa che tutti i presidenti della commissione UE recenti sanno far bene...tranne Prodi (del resto a suo tempo De Mita mise in difficoltà i traduttori ai meeting internazionali perchè non parlava l'italiano che loro avevano studiato a scuola e non rispettava la grammatica...che figura!).

"O si pensa o si crede"
A. Schopenhauer

Inviato da Falcolini il 20 Novembre, 2005 - 16:40.

Caro Edoardo. Intervengo ancora, certo non perché voglia dire l'ultima.
E' da un quarto di secolo che esiste una comunità europea anche politica e, riguardo allo sperpero economico e intellettuale per comprendersi, siamo ancora a "Il budget UE sarà meno appesantito dalle traduzioni quando tutti parleranno bene l'inglese".
Sono sessanta anni che in Italia ci ubriachiamo di sub-cultura anglofona e siamo ancora "analfabeti", per tua stessa ammissione.
Fu il greco e poi il latino ... più di recente il francese. Il terzo Reich ha provato a imporre il tedesco, ora abbiamo l'inglese, presto l'arabo forse, magari il cinese. Non si tratta di Interlingue, ma di idiomi del padrone storicamente transitivo! cade l'impero, cade la supposta interlingua.
In presenza di un "europeo", tanto semplice come è l'esperanto, non si porrebbe più il problema dell'inglese, perchè sarebbe fin troppo facile esportare la nostra (concreta) interlingua.
"Voler battersi contro i mulini a vento mi pare assurdo...ed improduttivo, visto le tante altre battaglie POSSIBILI (con una qualche possibilità di riuscita) in cui dar fondo alle nostre energie." Benchè preferirei che si dicesse che "l'Europa degli europei è una utopia, non abbiamo tempo da perdervi dietro", accetto questo tuo argomento ed è questo che attendevo introducendo l'argomento nel Forum.
Infine (e esagero e vado lontano) in una "realta" costituita da Dio, tifo calcistico, proibizionismi ... mi lascio definire volentieri utopista, se credo cosa pratica e risolutiva favorire la L.I. come interlingua europea.

franceco falcolini

Inviato da Edoardo Quaquini il 27 Novembre, 2005 - 03:00.

Io come detto ne faccio una questione di pragmatismo.
L'inglese è una delle lingue più facili, checchè ne dicano gli inglesi ed americani.
Del resto, cominciano a parlarlo bene anche in molte altre parti del mondo (africani, asiatici, etc etc) quindi andrebbe comunque studiato per parlare con loro (che lo hanno già adottato come lingua internazionale.
E' normale che la lingua "dell'impero" (inteso in senso lato - non mi piacciono del resto i toni noglobal da critica come "imperialistico" a tutto ciò che sa vagamente di stelle e strisce...), dicevo, è normale che a lingua dei paesi "dominanti" (culturalmente, economicamente etc etc) sia la più parlata.
E l'inglese si è avviato ad esserlo per molto, moltissimo, dato che la Cina, l'unica potenza che si erge all'orizzonte futuro come possibile dominante, lo adotterà comunque dato che la loro lingua non è alfabetica e le lingue alfabetiche sono più rapide e semplici da imparare ed usare.

L'utopismo per me lascia il tempo che trova: a volte lo condivido, ma non trovo razionale sprecare energie per battaglie perse in partenza (l'andare contro la storia è una battaglia persa in partenza).
Per fare un esempio, condivido molto delle teorie utopistiche antimilitariste. Che bello sarebbe un mondo senza armi e senza eserciti!!!
Ma so che nella realtà è impossibile realizzare una tale aspirazione (che al massimo potrebbe coinvolgere parte dell'umanità...mettendola alla mercè di chi non condivide tale impostazione).
Quindi non mi do' da fare per tale obiettivo, preferendo magari sperare di cambiare la legge 40 oppure cercare di abolire la pena di morte in tutto il mondo (cosa già difficilissima ma più realizzabile e verso la quale molti passi avanti si son fatti e spero si faranno).

Ciao, Edo

"O si pensa o si crede"
A. Schopenhauer

Inviato da Falcolini il 19 Novembre, 2005 - 12:03.

Edoardo, il commento precedente è per te, ovviamente, non per Popper.

Inviato da Giorgio Pagano il 19 Novembre, 2005 - 20:57.

Veramente inglese ed americani dicono l'opposto ossia che non è affatto facile. Se si vuole posso trovarvi documenti ufficiali.

Inviato da Popper il 18 Novembre, 2005 - 21:00.

Caro Falcolini, è questione di massa critica...
greco, ceco e finnico forse no, francese e spagnolo già fatto, mi rammarico per il tedesco (sto alle basi).
Vai in Germania, Danimarca, Olanda, Svezia... e vedi se non parlano inglese.
Ribadisco: il problema è che (in Italia) va imparatoooo!

Inviato da akai82 il 18 Novembre, 2005 - 21:15.

no, no, no!
l'inglese non è l'esperanto e non è la lingua europea, ma questo non è un buon motivo per spendere tempo ed energie su questa questione, almeno non ora.
è un tema che per il momento va messo in cassaforte.

Inviato da Francesco il 18 Novembre, 2005 - 22:46.

Concordo.

Perchè proprio l'inglese ?

Inviato da Emanuele S. il 18 Novembre, 2005 - 23:50.

Mi confesso tiepido sul tema dell'esperanto, mi pare cosa poco realistica, e forse non del tutto auspicabile. Sono favorevole all'insegnamento massiccio delle lingue europee esistenti e storiche,
a partire ovviamente dall'inglese, il cui primato nel mondo odierno
non e` discutibile, cui pero` si accompagni la diffusione anche di altre bellissime lingue: francese, tedesco, e perche` no, italiano, spagnolo, ma anche olandese, ceco... I cittadini elvetici imparano tutti tre lingue oltre alla lingua materna, e` possibile che gli altri europei, e soprattutto gli italiani, siano linguisticamente poco dotati per natura? O e` solo un provincialismo che si puo` superare?(!)

Inviato da Falcolini il 19 Novembre, 2005 - 11:33.

Accetto l'idea che un Europa degli europei non sia da porre in agenda come cosa urgente.
Solo un dato però, a proposito del tempo e delle energie da spendere: Circa il 50% del budget UE è sperperato per lavoro di traduzione e interpretariato.

Inviato da Daniele Pinto il 19 Novembre, 2005 - 13:52.

Non si può fare a meno della realtà polilinguistica che abbiamo oggi in Europa.

Le lingue non sono semplici grammatiche studiate a tavolino, portano con loro la storia e la cultura di un popolo. Nella lingua, nelle sue strutture, è contenuto il pensiero base del membro di quella determinata popolazione.

Pretendere di affermare una lingua in provetta è un fallimento in partenza poiché, non essendo espressione di un popolo, questo non vi si affezionerà. Sembra un po' romantico parlare in questi termini, ma c'è una branca scientifica, la sociolinguistica, che ce lo dice chiaramente. Inoltre l'esperienza dell'Esperanto docet.

Men che mai è possibile pensare all'affermazione di una lignua esistente sulle altre (almeno sul piano politico, dato che su quello pratico è già un dato di fatto). Sarebbe un enorme torto agli altri.

Ne deduco che la diversità linguistica e la poliglossia che l'Europa vive oggi è l'unica soluzione possibile da un'ottica democratica e analitica. Il problema deli costi dell'interpretariato nelle istituzioni comunitarie si può superare in altri modi. Ad esempio imporre tramite direttiva UE che nelle scuole pubbliche dell'obbligo si insegni più di una lingua europea. Almeno 2 o 3. E sopratutto che si insegnino bene, non come spesso accade nella scuola italiana dove in 5 superiore ancora non si sa usare l'ipotetica inglese o il congiuntivo francese. Magari il problema non si risolve subito, ma sul lungo termine si.

Inviato da Davide01 il 19 Novembre, 2005 - 15:40.

PEr il budget dell'UE per la traduzione ci sono due soluzioni.LA prima è che l'UE impone che nel PE possano entrae solo politici che sappiano almeno 3 lingue (quidni il numeor dei traduttori si ridurrebbe)
La seconda è che ogni Stato si paghi d solo il servizio d traduzione.
Poi una riflessione, se i pollici (sopratutto quelli italiani) sapessero almeno l'inglese .. quanto risparmierebbe l'UE? tantoooo
Io in TV vedevo FINI e BERLUSCONI, come altri della sx che quando parlava Blair avevano le cuffi epr la traduzione!!!! Incredibile!!!!

Inviato da Daniele Pinto il 19 Novembre, 2005 - 16:13.

assolutamente d'accordo

Inviato da Giorgio Pagano il 19 Novembre, 2005 - 20:53.

Soluzione 1: ci sarebbero gli estremi per discriminazione linguistica, condannata dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Soluzione 2: la più ragionevole. Ma cozza con la materialità delle cabine. Per intenderci ogni volta che entra uno stato e una nuova lingua si dovrebbe trovare il posto per una nuova cabina d'interpretariato. Faccio presente che le lingue uffuciali ad ora sono 20.
Soluzione 3: perché continuare a favorire i popoli anglofoni? che ci guadagnano i popoli non anglofoni in europa? e l'Europa stessa?

Inviato da Giorgio Pagano il 19 Novembre, 2005 - 22:29.

Nasce la prima IPTV in esperanto
Da www.punto-informatico.it, Tommaso Lombardi

Unua televido en esperanto debutoj en reta: si chiama Internacia Televido e trasmetterà notizie, documentari ed altri programmi esclusivamente in lingua internazionale

San Paolo (Brasile) - Internacia Televido, il primo canale televisivo via Internet completamente in esperanto, muove i primi passi verso un obiettivo tanto ambizioso quanto ammirevole: diffondere la lingua ausiliaria internazionale come strumento di comunicazione ed informazione senza confini.L'idea, appoggiata dagli esperantisti di tutto il mondo, nasce in Brasile dalla mente di Flavio Rebello, editore indipendente che da molto tempo è impegnato nella promozione dell'esperanto attraverso progetti come Gangalo, un portale web interamente dedicato alla koinè artificiale di Ludwik Lejzer Zamenhof.Autoproclamatasi "prima televisione mondiale" in esperanto, Internacia Televido trasmette un palinsesto quotidiano della durata di 90 minuti e promette notiziari, documentari, intrattenimento musicale. "Abbiamo un'audience globale", dichiarano i portavoce della neonata emittente. "L'Internacia Televido", continuano, si rivolge "a tutta la comunità mondiale che usa Internet come principale mezzo d'informazione, per lavoro o per svago". Il tentativo di creare un network televisivo per gli esperantisti non è tuttavia un'idea nuovissima: nel 2001, il Partito Radicale italiano promosse una iniziativa assai simile chiamata Esperanto TV.L'informatizzazione di massa e l'inarrestabile diffusione della Rete, secondo l'opinione del presidente dell'Accademia della Crusca, potrebbero diventare il banco di prova dell'esperanto come nuovo standard linguistico a livello transnazionale.Il problema della Babele linguistica della società dell'informazione è all'ordine del giorno anche per i membri delle Nazioni Unite riunitisi a Tunisi, dove sta svolgendosi il World Summit on the Information Society. L'antico sogno dei cultori dell'esperanto sembra rispondere alla chiamata della storia: riuscirà mai ad essere un'alternativa all'Internet particolarista, voluta da molti paesi oppositori dell'attuale monopolio anglofono?

Da www.punto-informatico.it, Tommaso Lombardi

Inviato da espero72 il 19 Novembre, 2005 - 23:04.

Edoardo Nardini, dell'E.R.A., ha scritto una e-mail a Claude Piron. Ecco la sua risposta (l'ho tradotta dall'inglese. Le note sono mie):

Caro Nardini, grazie per la sua e-mail.

In uno dei suoi libri lei scrive che c'è bisogno di 12000 ore per riuscire a conoscere l'inglese quanto una persona di madre lingua. E' vero?

Sì, lo confermo. Naturalmente intendo davvero "quanto una persona di madre lingua ad un livello adulto". Perchè all'Onu, per esempio, accetterebbero solo parlanti nativi per fare traduzioni in inglese o preparare testi in inglese per la pubblicazione, se non perchè sanno che i parlanti non nativi usano un linguaggio in qualche modo "strano", che dà al lettore l'impressione di essere "non veramente inglese"? In realtà, 12000 ore è il minimo. Personalmente, io ho al mio attivo più di 40000 ore di (studio e) pratica dell'inglese, che includono cinque anni a New York. Tuttavia, quando dovetti improvvisare un discorso in inglese, feci un certo numero di errori che un parlante nativo mai avrebbe fatto. Per esempio, dissi "costed" invece che "cost"*, pronunciai "indict" come se facesse rima con "convict", "derelict", "depict", mentre fa in realtà rima con "right". In "monitoring" e "alternative" non posi l'accento sulla sillaba giusta. Può darsi che io sia meno portato per le lingue di altre persone; tuttavia, il fare tali errori dopo così tanta pratica è la prova che in normali condizioni è impossibile per uno straniero padroneggiare l'inglese come un inglese.

Un'altra conferma viene dall'osservazione del linguaggio dei bambini. Un bambino di sette anni ha al suo attivo più di 10000 ore di "full immersion" nella lingua. Tuttavia, commette spesso degli errori, come "foots" al posto di "feet", "I comed" invece di "I came", "It's mines" al posto di "It's mine"**, "when I'll go", invece che "When I go". Se si analizzano questi errori, si comprende che essi non derivano da immaturità intellettuale: le forme che il bambino sceglie sono più coerenti, più logiche, più razionali di quelle richieste dalla lingua "ufficiale". Semplicemente, il suo cervello non ha registrato in modo sufficientemente stabile, ad un livello sufficientemente profondo, forme che contraddicono la naturale tendenza dell'espressione linguistica, che tende a generalizzare un determinato segno linguistico una volta che lo si percepisca come avente un particolare significato o una particolare funzione. Questa tendenza a generalizzare è un riflesso naturale. Una volta, parlando in italiano, dissi "facciate" invece di "fate". Perchè? Perchè estesi la formazione "andiamo" -> "andate", "diamo" -> "date", "cantiamo" -> "cantate", "mangiamo" -> "mangiate" a "facciamo" -> "facciate". Stavo usando il verbo al modo indicativo, non al congiuntivo.E' una naturale tendenza del cervello generalizzare forme che ha incontrato un certo numero di volte.

Per riuscire a parlare come un adulto di madre lingua, è necessario sostituire quei riflessi naturali con dei riflessi condizionati, i quali richiedono molte più ripetizioni e sono molto meno stabili rispetto ai riflessi naturali. Per questo è così difficile parlare correttamente se per alcuni anni non si è utilizzato la lingua. Se sto un anno senza parlare italiano, comincio a dire "il studente", "il strumento", "il spirito", con "il" al posto di "lo", benchè il mio intelletto sappia che non dovrei fare così, ma il mio riflesso è più forte della mia memoria, perchè "il" è molto più frequente di "lo" e in altre lingue c'è solamente un articolo per i nomi maschili.

Non mi è possibile spiegarle dettagliatamente come sono arrivato a questa cifra delle 10000 ore, ma ho discusso del mio metodo con Professor Ulrich Amman, la massima autorità mondiale in sociolinguistica (autore del "Manuale di sociolinguistica", usato dalla maggior parte delle università, in tutto il mondo), ed è d'accordo che fosse corretto.Il problema è che la difficoltà delle lingue naturali è un tabù, in particolare quella dell'inglese. Penso di essere uno dei pochi autori che ha richiamato l'attenzione su di essa. Gli insegnanti, il pubblico, i media tendono a minimizzare questa difficoltà e a non vedere le ineguaglianze che produce, come se farsi capire fosse sufficiente. Non lo è. Anche se la gente ti capisce, se tu fai un errore che suona molto strano o ridicolo, non vieni preso sul serio come un parlante nativo.

Cordiali saluti

CP

NOTE

* "Cost" è un verbo irregolare, e rimane invariato sia al passato che al participio passato.

** Siccome tutti gli altri pronomi possessivi terminano con una "s", il bambino tende ad aggiungerla anche a "mine"

Alberto Licheri

Inviato da Renato Corsetti il 20 Novembre, 2005 - 19:57.

Anche io credo che se questo partito riuscisse ad affrontare il temas dell'esperanto come lingua straniera che fa risparmiare miliardi di euro e mette tutti gli europei in posizione di parita', avrebbe fatto una cosa utile a tutta la coalizione, nel momento che Berlusconi avanza con il suo programma di "Englisch ueber alles! Heil Bush!".

Ciao

Renato Corsetti

Inviato da Socialista il 21 Novembre, 2005 - 09:25.

Cari compagni, vi ricordo che l'esperanto è nato come lingua internazionale, non solo europea. Esiste già una lingua, che non è lingua madre di una popolazione specifica come l'inglese o il francese e che è stata usata dagli intellettuali e dalla classe dirigente d'Europa per secoli per comunicare con i propri colleghi: il LATINO. E' ora di democraticizzarne l'uso e di estenderne la conoscenza a tutti i cittadini europei.
Per approfondimenti:
http://www.latinitatis.com/

Inviato da Marcob il 21 Novembre, 2005 - 14:23.

Sono contentissimo di vedere questo argomento nel forum, e' una bella sorpresa: credevo di essere l'unico a ritenere la questione della lingua in Europa una questione fondamentale e urgente. Sto ancora aspettando di poter comprare un quotidiano o vedere un canale televisivo a diffusione europea (di massa e non di nicchia). Credo che se le questioni sociali e politiche restano confinate nel provincialismo dei singoli stati non andremo da nessuna parte, per cui la questione dell'informazione in Europa secondo me e' la prossima questione da affrontare dopo l'introduzione della moneta europea (e forse e' l'unico modo di uscire dal blocco del rinnovamento delle istituzioni europee seguito al referendun francese).

In concreto ci sono argomenti a favore e contro sia all'esperanto sia all'inglese, sia al latino:
- l'esperanto e' semplice e democratico; pero' e' una lingua morta ed e' anche vero che non e' del tutto democratico (somiglia di piu' ad alcune lingue che ad altre).
- l'inglese e' diffuso in tutto il mondo sia come prima lingua che come lingua piu' studiata, ma e' la lingua madre di alcune persone e non di altre; inoltre per quanto riguarda la facilita' di apprendimento ha un aspetto positivo: semplicita' grammaticale, e due aspetti negativi: divaricazione tra parlato e scritto (occorre imparare la parola scritta e la parola pronunciata) ma il neo piu' grande e' che e' una delle lingue piu' difficili da capire dal punto di vista della chiarezza fonetica. Da questo punto di vista proporrei il croato come lingua europea: ascoltate un croato parlare e potreste scrivere su un foglio di carta quello che sta dicendo pur senza conoscere la lingua.
- il latino e' un pochino piu' democratico (ma favorisce le lingue neolatine) e soprattutto e' una lingua che storicamente si e' imposta come lingua per persone colte, con tutti i difetti che questo ha comportato. Tanto e' vero che sarebbe stata una lingua bella e pronta da usare come lingua "italiana" e invece si e' deciso di scartarla.

Anche l'ipotesi di favorire al massimo la conoscenza di piu' lingue europee e' praticabile, anzi direi che va perseguita in ogni caso.

La cosa essenziale secondo me e' che il parlamento Europeo o la Commissione cominciassero a incaricare degli esperti per cominciare ad affrontare SUL SERIO il problema.

Inoltre puo' essere di grande ispirazione il modo in cui e' stato affrontato il problema della lingua in Italia (eravamo "quasi" nella stessa situazione!).

Direi anche che se si decide di tenere l'inglese, dovra' essere un inglese "esperantato", ossia modificato in modo da renderlo foneticamente impeccabile. Inoltre dal punto di vista espressivo la lingua comune, se dovesse essere l'inglese, non potra' essere l'inglese degli inglesi ma un inglese piu' vicino a quello che preferiscono parlare, per esempio, un francese ed un lettone (anche gli inglesi dovranno imparare "qualcosa di diverso" dalla propria lingua madre!). Direi: diamo l'inglese in pasto alle popolazioni dei vari stati, e poi ognuno indichi (inglesi compresi!) cosa va bene e cosa invece andrebbe cambiato in questa lingua, e vediamo cosa ne viene fuori. Questa secondo me e' la via da seguire se si sceglie l'inglese.

Se invece si sceglie l'esperanto le cose sarebbero piu' facili, ma vedo molto piu' difficile che una tale scelta venga effettuata. In ogni caso prima di decidere di prendere cosi' com'e' una lingua inventata nel 1888 occorre capire se va aggiornata e se puo' essere accettata da tutte le popolazioni o invece a qualcuno risulta piu' ostica che ad altri.

La cosa peggiore in ogni caso e' che si continui a non fare nulla e aspettre chissa' cosa lasciando che la gente dei diversi stati dell'unione si arrangi.

Marco

Inviato da Falcolini il 21 Novembre, 2005 - 20:22.

caro Marco,
Vedo che l'Europa degli europei interessa. Almeno te. D'accordissimo sulla necessità (e la voglia) di media europei, per europei.
¿Hai notato che ogni volta che c'è una novità economico-politica che vorrebbe coinvolgere tutti gli europei (elezioni, moneta, allargamento), puntualmente l'estate successiva un oceano di europei si muovono da un capo all'altro del continente in cerca ... dell'Europa? E puntualmente devono restare delusi! C'è un solo modo per fare l'Europa, permettere agli europei di parlare liberamente tra di loro: un incubo per i burocrati che ci "guidano".

Inviato da Socialista il 21 Novembre, 2005 - 14:44.

Va da sé che occorre promuovere lo studio e la conoscenza di quante più lingue possibili, ma dovendone scegliere una quale LINGUA UFFICIALE dell'Europa, la scelta più logica non può che cadere sul latino. Una scelta poco praticabile? Voglio solo riportare un esempio: il Parlamento multietnico di Budapest fino all'XIX secolo lavorava in latino, per non scontentare nessuno dei popoli che rappresentava.
http://www.latinitatis.com/

Inviato da Giorgio Pagano il 12 Dicembre, 2005 - 18:34.

Credo che ciascuno veda il futuro come tale. Anche se oggi sembra tutto compresso nel presente.
Ma per me è difficile pensare al futuro come passato e, quindi, al latino come futuro.
Senza contare che una lingua federale europea e mondiale dovrebbe avere tra i suoi presupposti l'estrema semplicità di apprendimento e il suo essere super partes, entrambe le cose, per realtà e storia passata davvero non sono cosa del latino.

Inviato da espero72 il 21 Novembre, 2005 - 18:25.

Il fatto che l'Esperanto sia una lingua internazionale mi pare non impedisca in alcun modo che esso posso diventare lingua ufficiale europea. Io desidero un'Europa aperta al mondo!
Il latino è una lingua elitaria, che pochissimi sono in grado di parlare.
Ha scritto Umberto Eco:
"Si è insegnato l'esperanto in pessime condizioni durante qualche decennio, ed ecco che degli esseri umani si amano in esperanto. Si è insegnato il latino per secoli, in modo molto intensivo, ma potete essere certi che anche un prete ed una religiosa, se fanno l'amore, non l'useranno in tale circostanza. Tirate voi stessi le conclusioni!"

Inviato da Socialista il 22 Novembre, 2005 - 09:23.

Come ha scritto Lapo, anche l'italiano nel 1861 era una lingua elitaria. Anche l'ebraico lo era, prima che il Movimento Sionista alla fine del XIX secolo lo resuscitasse per poi farne nel 1948 la lingua ufficiale e parlata dello Stato d'Israele.
Umberto Eco non sa che in latino ci si può anche amare e si possono anche stringere amicizie. Il latino, lingua non solo del cattolicesimo ma anche della cultura europea transnazionale (Erasmo, Spinoza, Cartesio, Newton, Pascoli, etc.) non è appannaggio esclusivo della Chiesa (io sono anticlericale, termine di cui non occorre vergognarsi, moltissimi sono fieri di definirsi anti-: anticomunista, antifascista etc.), ma lo è anche di un movimento diffuso a livello mondiale, meno consistente del movimento esperantista ma comunque attivo, che promuove con ogni mezzo la sua diffusione nel mondo. Personalmente ho diversi amici con cui mi esprimo in latino e vi assicuro che non solo non è difficile ma è anche molto appagante.
Per maggiori informazioni:
http://www.latinitatis.com

Inviato da Lapo il 21 Novembre, 2005 - 21:58.

Scusate il lungo intervento!

Innanzi tutto mi associo ai complimenti per questo forum, è stata anche per me una bellissima sorpresa.

Segnalo ai compagni socialisti che il Partito Radicale Transnazionale ha da molti anni un'associazione, l'ERA ("Esperanto" Radikala Asocio), che si batte sul fronte del federalismo linguistico Europeo e della democrazia linguistica nel mondo attraverso lo strumento esperanto, per questo tra virgolette nel nome dell'associazione.

Alcune osservazioni:

- se i politici italiani, ma sopratutto Europei, sapessero l'inglese l'esperanto sarebbe già insegnato in tutte le scuole dell'Unione. Il problema è che la casta di "lorsignori" ha a disposizione il ceto di interpreti e traduttori e, come tutti quelli che l'inglese non lo sanno (io lo conosco praticamente a livello proficiency), pensano che sia facile e diffuso.
- il giorno in cui fossero abolite le elezioni di ogni ordine e grado in tutta Europa (vedi il modello Putin) l'UE risparmierebbe un fottio di soldi.
- dire che l'esperanto è una lingua artificiale presuppone che l'italiano o il francese siano lingue naturali. Devo presumere che qualcuno, oltre a non conoscere bene l'inglese, conosce poco l'italiano e la sua storia. Per esempio ignora che l'italiano nel 1861 era parlato da circa il 5% della popolazione appena unificata (persino il primo ministro Cavour era di lingua madre francese ed i discorsi se li faceva scrivere non per vezzo ma per 'ignoranza') e che alla fine dell'800 un certo Alessandro Manzoni è stato chiamato dal Ministero dell'Istruzione per presiedere una Commissione incaricata di italianizzare l'italiano letterario che altro non era che il toscano di Dante con qualche innesto successivo.
- dire che una lingua 'in provetta' non può essere amata è una castroneria esattamente come dire che un bambino in provetta non puo trovare l'affetto dei genitori. E di fatti da oltre un secolo ci sono centinaia, migliaia di coppie di esperantisti che si conoscono nei congressi del movimento esperantista si innamorano, si amano (scopano anche), si sposano e fanno figli avendo come unica lingua comune proprio l'esperanto ed i loro figli hanno appunto l'esperanto per lingua madre.

Vengo al dunque: la questione è molto ma molto semplice.

Ci sono ricerche serissime pubblicate negli ultimi anni (cito Claude Piron, il Rapporto Dell'Alba, il Nobel dell'Economia Rehinard Selten ed il recentissimo Rapporto Grin del Ministero dell'Educazione francese) che dimostrano, numeri alla mano, come vi siano per l'Europa sostanzialmente 3 possibili politiche linguistiche complessive:

- il primo modello, confederale o 'elvetico': ognuno studia 2 o 3 lingue sin da bambino e comunica con gli altri cittadini europei cercando una lingua in comune
- il secondo, o modello multinazionale: tutti studiano l'inglese.
- il terzo quello federalista: ognuno studia il cazzo di lingua che vuole e SE (tanto per essere liberali fino in fondo) vuole (ivi comprese le lingue non Europee, dei migranti o le lingue minoritarie) ma ha l'opportunità di studiare nella scuola dell'obbligo per un anno o più l'esperanto.

Risultato:

Modello 1: costi spaventosi (ed esponenziali coll'aumentare di lingue ufficiali) e risultati non garantiti: in che lingua comunica un greco che ha studiato francese, spagnolo e italiano con un finlandese che ha studiato inglese, svedese e tedesco? Risultato: questo modello, che è quello ufficialmente perseguito, a parole, dall'UE, non è altro che l'anticamera del secondo. Ovvero il modo migliore per imporre l'inglese a tutti, coglionando chi, come magari francesi o tedeschi, non accetterebbe mai la seconda ipotesi se proposta come tale.

Modello 2: un risultato molto semplice: dialetizzazzione di tutte le lingue Europee altre che l'inglese e scomparsa progressiva di quelle minori. Scenario disegnato niente popò di meno che dall'UNESCO in moltissimi documenti ufficiali (come ad esempio l'Atlante delle lingue a rischio di estinzione, dove addirittura si considerano essere 60% le lingue in Europa minacciate di estinzione). E naturalmente un regalo di decine di miliardi di euro l'anno (quasi una legge finanziaria l'anno) fatto dai paesi non anglofoni alle economie di Inghilterra e Stati Uniti, sia in termini di trasferimenti di risorse (al punto da far parlare l'Economist di Imperialismo linguistico e l'Indipendent di colonizazzione delle teste) che di risparmio per quei paesi. Risparmio di soldi per le traduzioni, di tempo a scuola e sul lavoro: mentre noi e i nostri figli studiamo per decenni inglese, senza ovviamente mai poter raggiungere il livello di competenza di un madrelingua, loro ed i loro figli fanno altro (magari studiano le scienze, l'economia o più semplicemente lavorano e producono...) e diventano quindi piu bravi di noi e dei nostri figli pure in campi in cui prima erano indietro (come per esempio la matematica).

Modello 3: in 5 o 10 anni si può avere la cittadinanza Europea (anche per immigrati e figli di immigrati destinati sennò alla stessa haine delle banlieue parigine), l'economia della mobilità Europea, la cultura, l'industria, l'informazione e la politica Europea.
Si libererebbero le energie dei ceti meno abbienti, si consentirebbe alle caste degli intoccabili linguistici (gli esclusi della globalizzazione della comunicazione anglofona) di avere le stesse opportunità di accedere alla conoscenza, all'informazione ed alla cultura Europea. E per inciso si risparmierebbero, come Unione Europea, almeno 25 miliardi di Euro l'anno.

Mi domando quindi: è mai possibile che un Partito Socialista Liberale ed Europeista non si ponga il problema di fare la rivoluzione Europea dal basso, conquistando a tutti i cittadini il fondamentale diritto di liberarsi dall'iniqua tassa sulla lingua e sulla comunicazione internazionale? Facendo una cosa semplicissima: inserendo l'esperanto tra le lingue straniere che possono essere studiate a scuola.

Una semplice norma che vale la più grande rivoluzione politica, sociale e culturale liberale e non-violenta della storia del nostro continente.
L'unica in grado di rendere operativa in pochi mesi anche la prospettiva dell'Organizzazione mondiale della democrazia e di tanti altri progetti politici di democrazia internazionale.

Ecco perche ritengo che i nostri nipoti studieranno la "Rivoluzione Europea", dopo quelle americana, oppure la "ex-Europa", dopo la ex Jugoslavia.

A Schopenauer rispondo con G.B. Shaw: "gli uomini ragionevoli cercano di adattare se stessi al mondo, quelli irragionevoli il mondo a se stessi. Ed è per questo che nessun progresso economico, sociale o politico può venire se non da uomini irragionevoli".

Modestamente noi radicali siamo assolutamente irragionevoli da almeno mezzo secolo. Benvenuti quindi nel nostro comune universo di sensati utopisti, cari compagni socialisti!

Inviato da Marcob il 22 Novembre, 2005 - 13:41.

Grazie a Lapo per aver segnalato l'esistenza di ERA, che pur ascoltando radio radicale e navigando nel sito da un po', non conoscevo. Ho visto anche che nel sito lnx.internacialingvo.org/eo/ ci sono notizie sulle politiche linguistiche europee.
Sono anche d'accordo con la proposta di rendere possibili corsi di esperanto in tutte le scuole pubbliche; e forse e' anche una delle cose che si possono proporre nel programma di governo dell'unione per quanto riguarda l'istruzione.
Voglio solo fare notare che nel mondo della ricerca si usa soltanto l'inglese come lingua internazionale "quasi" ufficiale; anche questo e' un handicap per chi non e' inglese, e penso che cominciare a pubblicare articoli anche in esperanto sarebbe una buona cosa.
Marco

Inviato da Socialista il 22 Novembre, 2005 - 17:11.

Senatus Italicus legem Berlusconianam de forma civitatis mutanda accepit. Hac lege sanctum est, ut praeses administrorum multo plus posset in re publica. Praeses enim administrorum directe a populo creabitur, solus administros consistorii sui dicere et dimittere atque, quod maximum est, si socii eum non iam sequentur, coetum legatorum popularium dissolvere poterit. Praeter praesidem administrorum regionibus quoque, quod factio dextra, quae Italice Lega Nord se appellat, imprimis postulaverat et, nisi factum esset, vel separationem partis septentrionalis Italiae minata erat, maior potestas dabitur, ut Italia quasi civitas foederalis efficiatur. Inter alia et res ad eruditionem et salutem publicum pertinentes in manu regionum positae erunt. Silvius Berlusconius praeses administrorum Italicus hac lege rem publicam stabilitum iri affirmavit. Sed factiones adversae legem maxime dissuadent. Itaque eam tollere volunt rogatione ad populum. Romanus Prodi enim dux factionum adversarum, qui olim commissioni Europaeae praefuit, hanc legem iura ad naturam rei publicae pertinentia pervertentem viam ad dominationem partis maioris et praesidis administrorum munire dixit. Quin etiam Oscarius Luigius Scalfarus, qui fuit praeses rei publicae Italicae, hunc diem atrum appellavit addiditque se aegritudine et pudore propter sententiam senatus affectum esse. Nam hanc esse sepulturam formae civitatis. Utcumque autem res se habet, hanc mutationem formae civitatis maximam esse a re publica libera Italica anno 1948 condita constat. - STEPHANUS WEISE HALENSIS.

http://ephemeris.alcuinus.net/

Inviato da roberto.dagnino il 22 Novembre, 2005 - 21:28.

Complimenti innanzitutto per gli interessantissimi contributi postati prima di questo. Da parte mia vorrei replicare a tutti coloro che hanno scritto che il 50% del bilancio UE viene sperperato in servizi linguistici. E' vero, ma non si tratta di uno sperpero:

- i parlamentari europei (come quelli nazionali) vengono eletti sulla base dei loro progetti e programmi, non sulla base delle loro conoscenze linguistiche (e poi, scusate, ma uno che sa solo italiano e arabo non può forse svolgere un ruolo prezioso in Europa?);

- i traduttori e gli interpreti non sono lì solo per rendere un servigio ai parlamentari linguisticamente più pigri, ma sono lì perché tutti noi abbiamo diritto a leggere leggi e direttive europee nella lingua che meglio sappiamo, inevitabilmente (e ve lo dice un laureato in traduzione) la nostra lingua madre;

- il bilancio UE va per il 50% in traduzioni e il 50% in politica agricola, ma non perché siano settori particolarmente costosi (un po' sì, in verità), ma fondamentalmente perché l'UE non ha altre spese. Se l'UE dovesse gestire anche istruzione, difesa, sanità, ordine pubblico e via discorrendo, le suddette percentuali si ridurrebbero sensibilmente;

- credo che ben poco si possa fare contro la scelta dell'inglese come prima lingua straniera nelle scuole e nelle università, è nella realtà delle cose (i cultori delle esperanto e del latino hanno pur sempre tutto il mio più profondo apprezzamento). Quel che più mi infastidisce dopo diversi soggiorni all'estero è la naturalezza con cui l'inglese viene considerato di per sé sufficiente. Molta gente (non solo italiani) parlicchia un po' di inglese (tutt'altro che facile secondo me) e pensa che basti così. E' questo che uccide la diversità linguistica, il fermarsi al minimo indispensabile;

- infine, vorrei deprecare la scelta fatta dai 25 di consentire a livello europeo anche le lingue regionali spagnole. Si tratta di lingue di grande tradizione culturale che meritano il massimo rispetto e la massima tutela, ma perché non applicare il buon vecchio principio di sussidiarietà e incaricare della protezione e promozione delle lingue regionali i governi nazionali? O vogliamo aumentare a dismisura le combinazioni linguistiche per le interpretazioni in sede europea includendo - che so? - il frisone, il bretone, il corso, il lappone?

Inviato da Lapo il 23 Novembre, 2005 - 23:47.

Caro Roberto,

come avrai visto nel mio precedente intervento ho già detto che ormai è noto che esistono tre sole alternative POLITICHE alla questione linguistica in Europa: il multilinguismo, il piu spinto possibile, ma sempre relativo sopratutto alle cosidette lingue ufficiali, il monolinguismo inglese, il 'laicismo linguistico' (ricordiamoci che in fondo imporre una lingua - ad esempio l'inglese - è come e peggio che imporre una religione) supportato dall'uso dell'esperanto come lingua pubblica comunitaria.

Ed è evidente che nel primo caso i costi levitano esponenzialmente all'aumentare delle lingue che acquisiscono lo status di lingua ufficiale, ovvero tanto più democratico si fa il sistema. Invocare i costi per abattere questa soluzione a vantaggio di fatto della seconda equivale a dire, come ho scritto prima, che si potrebbero eliminare le elezioni per abattere i costi della democrazia.

Il punto è però un altro: ovvero vogliamo costruire un'Europa di caste linguistiche dove magari i parlamentari che fanno le leggi per obbligarci a studiare 2 o 3 lingue siano gli unici che si possono permettere di non saperne alcuna perché a spese nostre hanno interpreti e traduttori?

Io credo che la soluzione linguainternazionalista sia l'unica in grado di dare il massimo di democrazia e di libertà (ivi quella di non studiare lingue straniere - cioè di non professare una fede), il massimo di efficienza economica per tutti (e non solo a favore degli inglesi e a danno nostro), il massimo di comunicazione tra tutti i cittadini, con le conseguenze straordinarie in termini politici, culturali e sociali che ho descritto nel mio primo intervento.

Per quanto riguarda le lingue regionali, bè credo che occorre essere meno impulsivi, non è questione di rispetto ma di razionalità: il catalano è parlato da oltre dieci milioni di cittadini europei perché dovrebbe essere considerata una lingua minore o di serie B rispetto al danese, l'olandese, per non parlare del lituano o dell'estone?

Questo è il risultato di una follia: l'assenza di una POLITICA LINGUISTICA EUROPEA. Delegando ai singoli paesi l'Europa decide di non decidere e si condanna a quello che ho chiamato il rischio ex-Europa. Ma insomma perché in Italia dobbiamo pagare coi soldi dei contribuenti le trasmissioni RAI di lingua tedesca in Trentino, quando in quella regione si prendono tutti i canali austriaci, buona parte di quelli tedeschi e svizzeri? Che razza di minoranza è una comunità linguistica che parla la lingua madre più diffusa in Europa?
Vogliamo costringere l'Europa a darsi una politica linguistica seria o no?

Inviato da nicola6 il 26 Novembre, 2005 - 05:35.

Condivido tutto ma vorrei farti un appunto. Io ho vissuto a Barcellona per una anno dove ho finito l'università e dove ero a strettissimo contatto con i ragazzi catalani all'interno di un campus. La lingua è solo uno degli strumenti con la quale essi difendono la loro cultura che è più antica e forse gloriosa di quella Castillana. In sostanza dare a loro questo privilegio è rispettare ciò che essi sono e ciò che essi vogliono essere. Io credo in una UE degli individui e non degli stati (i quali non sanno ragionare oltre il loro cortile difendendo privilegi e vantaggi, tipico es. le politiche agicole)

Inviato da roberto.dagnino il 26 Novembre, 2005 - 19:09.

Grazie Nicola, in effetti hai ragione. La lingua non è un puro mezzo di comunicazione fatto di parole, grammatica e basta. E' innanzitutto l'espressione di una cultura invariabilmente ricca e vasta. E per questo degna di massimo rispetto. Tuttavia ciò vale per qualsiasi lingua e qualsiasi dialetto. Per cui ritorniamo al punto di partenza: dove sta il limite? Continuo a pensare che l'UE debba riconoscere come lingue ufficiali principalmente le lingue che per varie ragioni hanno assunto una diffusione nazionale in almeno uno degli Stati membri. Lasciando agli stessi membri di tutelare nei modi che riterranno più adeguati le altre lingue regionali. Questo non perché le lingue regionali siano in qualche modo inferiori, ma semplicemente perché il governo di Madrid - per riprendere il tuo esempio - conosce meglio la situazione della Catalogna e ha contatti più immediati con il governo di Barcellona di quanto non possa fare la Commissione Europea seduta in qualche sala riunioni di Bruxelles a duemila chilometri di distanza.

Mi permetto qui di rispondere anche a Lapo che ringrazio per le sue considerazioni. Devo dire che né l'idea di una passaggio in massa all'esperanto né quella di cedere la politica linguistica all'UE mi hanno convinto. Se non altro perché entrambi i progetti presuppongono un interventismo massiccio delle istituzioni europee nelle questioni linguistiche che nessun governo nazionale (eccetto forse quello francese) si sognerebbe di praticare. E, mi sia concesso dirlo, giustamente, proprio in ragione del fatto che la lingua non è un puro sistema di regole razionale, ma è legato a doppio nodo all'identità personale di ciascuno di noi. La stessa diffusione dell'inglese come veicolo di comunicazione internazionale si sta verificando non a causa di un complotto angloamericano ai danni delle altre lingue nazionali ma semplicemente in virtù di una realtà dei fatti che ci vede per ragioni storiche, economiche e politiche intrattenere inevitabilmente rapporti con gli USA, il suo governo e le sue imprese. Non bisogna dimenticare che l'avanzata dell'inglese non influisce più di tanto sulla nostra vita quotidiana (almeno finché non usciamo dai confini patri) e non ha nulla di definitivo. Una volta si sarebbero potute dire le stesso cose del francese, poi la marea francofona si è ritirata. Succederà anche con l'inglese anche se non è possbile dire quando.

Inviato da Lapo il 27 Novembre, 2005 - 12:58.

Allora cerco di chiarirmi:

qui il problema è proprio l'inverso di quello che dici tu. Non c'è un gruppo di matti che dice "da domani in Europa la lingua ufficiale è l'esperanto" o che si sogna di proporlo, cosi come faceva (con lo svedese) Woody Allen nel mitico film "Bananas". Qui siamo di fronte a un Governo, quello Berlusconi, che dice "siccome l'inglese è la lingua più diffusa, la imponiamo come obbligatoria in prima elementare a tutti gli italiani - e non - come sola e unica possibile prima lingua straniera". Che sarebbe un po come dire siccome windows è il s.o. piu diffuso al mondo noi lo imponiamo per legge a tutti gli italiani, poi chi vuole si può prenedere anche linux.
Oppure dire che siccome il cattolicesimo è la religione più diffusa in Italia noi obblighiamo tutti gli studenti a studiare il catechismo della chiesa cattolica sin dalla prima elementare, poi se vogliono studiare altre religioni, lo potranno fare eventualmente in seguito.

Si tratta cioè di una politica che non è né laica né liberale.
Ed è anche classista e razzista, per le ragioni che ho descritto negli altri interventi.

Ora parlare di politica linguistica significa esattamente parlare di questo: quale lingue si possono/devono studiare a scuola, a partire da che età, sotto quali condizioni e con quali metodologie?

I linguisti sanno bene cosa significa tutto ciò, se è vero come è vero che sostengono che una lingua non è altro che un dialetto con un esercito, ieri di soldati, oggi forse di manager.

La questione è quindi centrale: vogliamo che l'Europa si continui ad occupare di banane e striscie pedonali, o riteniamo che sia necessario che si occuppi delle proprie lingue, della propria cultura e della comunicazione trai propri cittadini? Ecco perché dico che l'Europa in realtà non fa altro che continuare a mettere la testa sotto la sabbia delegando i Governi a prendere decisiooni su queste questioni. Faccio notare che il problema comunicazione è talmenete importante e transnazionale che senza comunicazione Europea non ci sarà mai mobilità Europea, industria Europea ed Economia Europea. Noi continiuamo a dividerci tra liberisti e antiliberisti, ma in realtà riproponiamo solo e sempre vecchie soluzioni nazionali per l'economia che invece si è globalizzata da tempo. Io dico che anche in materia economica dovremmo cominciare a distinguerci tra Europeisti e Globalisti e Nazionalisti e Protezionisti. D'altra parte, senza comunicazione paritaria Europea non ci sarà l'Europa politica, economica e sociale in grado di dare soluzioni nuove, moderne e globali anche ai nostri problemi economici. A me pare ovvio. Ne vogliamo parlare? Anche in Europa?

Inviato da Giorgio Pagano il 12 Dicembre, 2005 - 19:03.

UNA BATTAGLIA CONCRETA DI DEMOCRAZIA LINGUISTICA
PER L'EUROPA E PER IL MONDO

Pongo qui di seguito la questione che sta mobilitando praticamente tutte le associazioni di insegnanti di lingua straniera in Italia. Trattasi dell'art. 25 del decreto legislativo del 17 ottobre 2005.
Dice l'ANILS:
"è talmente assurda la finalità del decreto, la superficialità nella redazione del testo, la ignorante pretesa di conseguire “un livello di apprendimento della lingua inglese analogo a quello della lingua italiana” e talmente sottovalutate le conseguenze che può provocare la scelta indirizzata delle famiglie e lo squilibrio di competenze degli alunni, che il minimo che possano fare le persone ragionevoli è quello di contrastare strenuamente l’attuazione del decreto e richiamare all’attenzione europea le disattese agli impegni presi al livello comunitario."

Di seguito i dettagli:
-----------------------------------
Contro l’articolo 25 del decreto legislativo del 17 ottobre 2005 emanato dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, sulle norme generali e livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, ci mobilitiamo in quanto antica associazione nazionale di insegnanti di lingue straniere che ha sempre difeso il plurilinguismo.

L’ANILS rappresenta migliaia di docenti di tutte le lingue straniere e attraverso la voce del suo Presidente, il prof Gianfranco Porcelli, dichiara che “Intendiamo attivarci per far sentire la voce dei nostri docenti associati, non in antagonismo con l’inglese, lingua protagonista sul piano internazionale, ma a favore di una formazione equilibrata e autenticamente europea degli italiani”.

Nella sua lunga storia l’ANILS si è sempre riconosciuta in una impostazione plurilingue e pluriculturale: “L’Italia, nei fatti, è uno dei paesi meno europeisti - continua il Presidente – “a dispetto del fatto che le comunità europee sono nate proprio a Roma.”

Nell’articolo 25 del decreto si legge che “Al fine di offrire agli studenti l'opportunità di conseguire un livello di apprendimento della lingua inglese analogo a quello della lingua italiana è data facoltà, nella scuola secondaria di primo grado, alle famiglie che ne facciano richiesta, di utilizzare, per l'apprendimento della predetta lingua, anche il monte ore dedicato alla seconda lingua comunitaria. Tale scelta è effettuata al primo anno della scuola secondaria di primo grado e si intende confermata per l'intero corso della scuola secondaria di primo grado ed anche per i percorsi del secondo ciclo di istruzione e formazione.”

Il prof. Porcelli aggiunge: “Come presidente Nazionale dell’ANILS mi pare invece fuori di discussione che il recente attacco alle lingue diverse dall’inglese, costituisce l’ennesima violazione dello spirito e della lettera dei Trattati sottoscritti con tanta enfasi dai nostri politici. L’art. 25 del Decreto del 17 ottobre 2005 è un gravissimo, inqualificabile insulto alla pluralità delle lingue nella cultura italiana ed è in palese contrasto con le direttive europee”.

Inviato da fcherub il 12 Dicembre, 2005 - 22:12.

Prova a dire la mia su questo tema.
*
Per esperienza posso dire che imparare una lingua (qualsiasi) è molto facile quando si è molto giovani. Non ricordo neanche come ho fatto a imparare l'inglese, perchè avevo 5 anni. Questo è da tener presente.
*
Per quanto riguarda l'esperanto dico perchè no, però l'inglese ha il vantaggio di essere già molto diffuso.
*
Quando faccio un errore in inglese e un inglese me lo fa notare io rispondo scherzando: "non si tratta di un errore; l'inglese è usato da tutti ed è oramai la lingua di tutti, non potete decidere voi le regole della grammatica, diciamo che ho creato un neologismo!"
*
Ecco, perchè non studiare a tavolino una versione semplificata internazionale dell'inglese ? Appropriamoci l'inglese, facciamolo nostro.
*
Altra proposta: oggi le lingue sono una materia in sè.
Spesso sono considerate una materia "minore" dagli studenti, vengono prese meno sul serio. Se venisse integrato l'inglese anche all'interno delle altre discipline, questo cambierebbe, oltre a rinforzare l'apprendimento dell'inglese tecnico.
Ad esempio: esercizi di matematica in inglese, interrogazione di storia dell'arte in inglese, compito di biologia in inglese.
*
E non abbiate paura, l'italiano non scomparirà.

Inviato da Lapo il 17 Dicembre, 2005 - 15:01.

Curioso tu proponi di esperantizzare l'inglese costruendo una versione semplificata e magari regolare e comunque 'pianificata'.
Allora sono io che ti rispondo e perché? Una lingua sifatta già esiste da oltre un secolo ed è tra le più diffuse al mondo per numero di paesi ove si parla, ed è l'esperanto.

Insegnare l'inglese, non una qualunque lingua straniera, sin dalla culla e insegnare in inglese varie discipline tu come lo chiami? Gli indiani come i ghanesi lo sanno: si chiama colonialismo. Ma lo sanno talmente tanto bene gli stessi inglesi che di fatti e di fatto si autodenunciano come imperialisti linguistici e colonizzatori linguistici sui loro organi di informazione, a cominciare dall'Economist e l'Independent.

Tutto questo non fa correre rischi all'italiano? Non so su quale base scientifica tu fai questa affermazione, so che l'UNESCO sostiene da anni in tantissimi documenti e prese di posizione ufficiali, avalate dai principali linguisti del mondo, esattamente il contrario di quello che tu dici.

Apprendere una lingua arrichisce, senza alcun dubbio, per ora sopratutto l'Inghilterra a cui regaliamo una legge finanziaria l'anno. E anche questi sono dati concreti e ufficiali.

Inviato da fcherub il 17 Dicembre, 2005 - 16:21.

Risposta: perchè l'inglese è molto più diffuso dell'esperanto.

L'inglese riformulato a tavolino (se una persona da sola ha creato l'esperanto, di certo si può fare lo stesso con l'inglese) diventa subito una una lingua diversa, una lingua che chi parla inglese o impara l'inglese "classico" oggi può comunque capire.

Non facciamoci illusioni. Mille anni fa il mondo era molto diverso, e lo sarà tra mille anni. L'italiano non esisterà più, l'America non esisterà più come la conosciamo, ecc. ecc. A me la cosa non dispiace.

Insegnare una piccola parte delle altre discipline in un altra lingua (compito in classe che viene corretto in tandem dall'insegnante di lingue e dall'insegnante della disciplina in questione) significa studiare la lingua in modo migliore, perchè applicata, ed è un modo per fare prendere sul serio l'insegnamento delle lingue ai ragazzi.
*
Uno slogan:
*
LEGALIZZIAMO L'INGLESE
(e non LIBERALIZZIAMO perchè l'inglese è già libero ed è nelle mani degli americani) ;D

Inviato da ancary il 13 Dicembre, 2005 - 20:13.

Non è per supportare la posizione di Giorgio Pagano, che si interessa della questione da anni ed è uno specialista del tema, ma andare incontro a esigenze (ragionevolissime) degli insegnanti di lingua straniera in Italia mi sembra un'ottima idea per fare politica e costruire il consenso su temi pratici. Idee più chiare su "cosa" vogliamo e quindi "come" pensiamo sia meglio comnunicare nell'Italia e nell'Europa di domani sono ciò che serve da mettere in un programma elettorale per chiedere di votarci. Personalmente, poi, penso che nessuno voglia fare la guerra all'inglese (persa in partenza) ma semplicemente proporre una scelta più ampia e forse indurre alla ricchezza linguistica docenti e discenti: imparare una lingua non è una "sfiga" (scusate il realismo linguistico) ma una ricchezza incontrovertibile...
Cari saluti, Andrea Carteny

Inviato da Luigi Maselli il 17 Dicembre, 2005 - 23:22.

Condivido l'interesse con tutti voi riguardo questo argomento, vorrei esporre anch'io le mie sfumature sull'argomento.

La lingua europea
L'Europa non ha tuttora un confine certo e far imparare a tutti le 20 o + lingue per essere democratici sarebbe impossibile. Il MULTILINGUISMO si ridurrebbe a francese, tedesco e inglese. Con grande gioia dei primi due gli italiani sarebbero proprio la popolazione più discriminata. Riassumendo multilinguismo = trilinguismo = suicidio (quello che sta succedendo adesso, 2 lingue straniere parlate/insegnate male).

No Esperanto
Nasce come lingua globale, ma è solamente una lingua artificiale neolatineggiante. Fare una lingua "democratica" globale è impossibile. Googlate su internet con "no esperanto"

La lingua come processo decentralizzato e i neologismi
Se la lingua inglese corrente è difficile, ma diffusa, che bisogno c'è di farne un'altra? la lingua è il mezzo no il fine.. e se proprio agli italiani non entra in testa che DEVONO imparare l'inglese facciamo come il Giappone che vorrebbe metterla come 2nda lingua ufficiale.
L'inglese semplificato è già fallito (come l'Esperanto), si chiamava "Basic English", ma era stato pianificato dagli americani stessi. Adesso le cose sono diverse, ci sono più parlanti inglesi in Cina che negli USA e poi c'é internet, se invento qualcosa lo chiamo e se molti mi seguiranno avrà quel nome. Parole come SPAM, avatar e altri termini di internet partono dal basso, cambiano e assumono nuovi significati, sono american o british, non importa sono usati e si ufficializzano. Se tante persone commettono "un errore" quello diventerà la parola corretta, spaghetti in inglese e jeans in italiano sono plurali ma vengono usati anche al singolare.

Chiamatelo inglese internazionale, globish, lingua di internet, itanglish,.. di fatto è un processo inarrestabile che i politici devono prendere atto: va bene tutelare l'identità locale, ma la lingua in comune sarà/è quello che ne verrà fuori.

PS: i francesi hanno deciso a tavolino che Wifi in francese si dirà ASFI e tante altre traduzioni forzate; una via pericolosa per chi si crede ancora al centro del mondo, un'illusione che porta all'isolamento e alla decadenza.

Inviato da Falcolini il 19 Dicembre, 2005 - 19:27.

I "processi inarrestabili" sono molti. Se si vuole ragionare così, caro Metnik, sovrappopolazione, desertificazione, mancanza di risorse idriche, surriscaldamento del pianeta, prolificazione atomica sono tutti processi inarrestabili. L'estinzione della razza umana lo è. Siamo qui per vedere se c'è di meglio, e se si riesce a trovare la strada per progettare e sperare.
""No Esperanto:
Nasce come lingua globale, ma è solamente una lingua artificiale neolatineggiante."" ... l'inventore dell'Eperanto era slavo, e infatti ogni singola parola di questo idioma è scelta in quanto maggiormente diffusa tra i tre ceppi: neolatino, anglosassone e slavo.

Inviato da Kensai il 18 Dicembre, 2005 - 00:34.

La lingua ufficiale dell'Europa sono le 16 (or sono) lingue dell'Europa allargata. Imparare più di una lingua insegna non solo di capire le curiosità lingustiche e la cultura di un altro paese, ma anche di allargare i nostri orizzonti con esempi da seguire o da evitare. Se no, siamo vittime dei nostri mezzi di communicazione interni che non sono sempre i più affidabili.
"Scientia Est Potestas."

Inviato da fcherub il 18 Dicembre, 2005 - 01:46.

Mi venisse mai un'idea nuova! Scopro che l'inglese semplificato fu inventato negli anni 30 da un certo Ogden. Ecco il link: http://en.wikipedia.org/wiki/Basic_English
Un'idea da riprendere secondo me, perchè è una perdita di tempo e di risorse insegnare eccezioni, irregolarità, sfumature delle coniugazioni, come anche cercare di far pronunciare bene a un italiano il "th".
Comunque mi trovo d'accordo con te, metnik.
Globish non è male. lol (*laugh out loud*)
Link: http://en.wikipedia.org/wiki/Globish

Inviato da Luigi Maselli il 18 Dicembre, 2005 - 16:14.

VI PREGO LA LINGUA E' UN MEZZO NON IL FINE!
Conosciamo molto degli egizi, dei latini e degli etruschi pur non parlando la loro lingua, la loro cultura è ancora presente e direttamente o indirettamente l'abbiamo ereditata.
Pensate invece a un ipotetico indigeno amazzone che essendo l'ultimo non potrebbe mai trasmettere ad altri la propria conoscenza.

I paesi nordeuropei e l'India, sono un esempio di paesi ORGOGLIOSAMENTE bilingui; la lingua locale convive con quella internazionale e non per questo si urla all'estinzione della propria cultura e lingua.

In Italia, invece di insegnare l'inglese, i professionisti e giornalisti gareggiano a chi è più bravo ad includere termini inglesi nella lingua italiana; così gli italiani tornano ad essere ignoranti e a non poter più capire le notizie.

Si sono voluti cancellare i dialetti insegnando l'italiano e adesso si cancella l'italiano per parlare ITANGLISH.
Gli italiani non hanno rispetto per se stessi e l'INGLESE come seconda lingua ufficiale sarebbe solo un modo per convertire la nostra cultura senza estinguerla.

http://it.wikipedia.org/wiki/Basic_English
visto che c'è in italiano :)

Perché l'ONU non si prende la briga di riformare l'inglese?

Inviato da Kensai il 18 Dicembre, 2005 - 18:03.

"Perché l'ONU non si prende la briga di riformare l'inglese?" Perché semplicemente le lingue non le puoi obbligare o impostare. Uno dei motivi del fallimento dell'Esperanto è stato questo. Non era la lingua di nessuno e doveva diventare di tutti. Per fortuna l'inglese 'E la lingua di tanti ma per diventare la lingua di tutti devi aspettare la naturale evoluzione delle lingue, che come organismi vivendi altre sono destinate a soppravivere ed altre ad essere abolite.
Costantino.
"Scientia Est Potestas."

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