Il Manifesto - Micaela Bongi - Un presidente rosa shocking
Finalmente qualcuno che scarta, che cerca di portare il dibattito sulla presenza femminile nelle istituzioni (da record ultranegativo in Italia) fuori dal recinto angusto delle quote rosa, per parlare di politica Lo fa un uomo che delle istituzioni è al vertice massimo: il presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Che, a domanda dei giornalisti sulla possibilità che - sull'onda di Angela Merkel, Michelle Bachelet o Ségolène Royal - anche nel nostro paese le donne possano arrivare o ambire alla guida del governo o dello stato, risponde che il punto «non è tanto quello di approvare norme di legge, quanto quello di apportare modifiche nella vita democratica dei partiti».
Parole chiare. Salutate da un coro di approvazione che unisce Francesco Storace alla ministra delle pari opportunità Barbara Pollastrini. Tutto risolto, dunque. Da domani ferverà la discussione nei partiti, i segretari faranno autocritica sulla composizione delle liste elettorali, Romano Prodi proporrà un rimpasto di governo Zapatero style, si scoprirà che Silvio Berlusconi vuole lasciare la politica per occuparsi delle faccende di casa e così incoraggiare la «categoria» (come chiama lui le donne) a uscire dai tinelli... Fioriranno elezioni primarie con tante candidate e Stefania Prestigiacomo questa volta piangerà di felicità. E invece no. E non perché un «bravo» a un presidente della repubblica non lo nega quasi nessuno, dura un giorno come i quotidiani e poi l'indomani tutto come prima. Ma perché quel salto politico e culturale che Napolitano suggerisce affinchè le donne non si limitino a auspicare leggi che le mettano sotto tutela, per prime stentano a crederlo possibile proprio molte esponenti politiche. Sarà per un riflesso condizionato, l'abitudine a giocare in difesa, chissà. O forse per un legittimo dubbio sulla possibilità di fare breccia nel fortino dei segretari maschi, che infatti unanimemente di fronte al monito presidenziale tacciono. Ma tant'è: nei commenti alle parole del presidente tornano spesso come unica soluzione possibile le solite quote rosa. Magari in via transitoria, come afferma la ministra diessina Pollastrini. Perché, sostiene un'altra autorevole esponente dei Ds, la capro-gruppo dell'Ulivo al senato Anna Finocchiaro, «Napolitano ha ragione, le quote rose servono» perché i partiti da soli non ce la fanno, hanno bisogno di una spintarella. Il Quirinale si trova così costretto a precisare che il presidente nella sua risposta non aveva tirato in ballo le quote; aveva semmai dato ragione a Miriam Mafai che, in occasione del sessantesimo anniversario del voto alle donne, le quote le ha criticate.
Del resto il parlamento, agli sgoccioli della passata legislatura, sulle quote ha dato uno spettacolo piuttosto indecoroso. Naufragato il disegno di legge dell'allora ministra Prestigiacomo, forse l'auspicio è che con la maggioranza ulivista le cose possano andare diversamente. Visto che la legge elettorale va comunque modificata, si potrebbe, suggerisce qualcuno, dare al testo anche qualche tocco di rosa. Sessant’anni dopo, così, le donne oltre a poter votare potrebbero anche essere votate e elette in giusta misura. Per legge. Una legge che dovrebbe essere votata da un parlamento composto all'84% da uomini.
Ma Napolitano - come precisa il Quirinale - ha risposto a una domanda sulle donne ai vertici dello stato e del governo. E allora se per la premiership si potrebbero immaginare primarie con quota, per il Quirinale la faccenda si complica parecchio. Sempre che non si proponga una modifica alla Costituzione per una bella repubblica presidenziale. Così l’Emma Bonino for president di un settennato fa non sarebbe solo uno slogan; l'attuale ministro dell'interno Giuliano Amato ci penserebbe due volte prima di auspicare, come fa sempre, l'ascesa di una donna al Colle (con l'elezione diretta la non meglio identificata donna potrebbe soffiargli il posto); Silvio Berlusconi riscenderebbe in campo per tentare il colpaccio. No, meglio di no: Napolitano (ma non solo) ci riprovi, i segretari, please, battano un colpo. E le donne prendano quota da sole.



