per l'abolizione dei CONCORSI

25 Febbraio, 2006 - 18:29 | andrea2975

Non pensate che un potentissimo veicolo di svecchiamento e di reale modernizzazione di questo paese fin troppo arretrato potrebbe passare anche attraverso la decisione di abolire, ovunque, le squallide ipocrisie concorsuali?
Sarebbe un cambiamento di una radicalità davvero rivoluzionaria!
Nonostante da un punto di vista valoriale e ideale io mi reputi un individuo del tutto "di sinistra", sono favorevolissimo all'introduzione dappertutto di modalità contrattuali di tipo privatistico, fondate cioè sulla reale responsabilizzazione di coloro i quali procedono alla selezione e all'assunzione del personale. Tutto il mondo del lavoro pubblico avrebbe alla fine da guadagnarci da tale radicale cambiamento, assieme naturalmente all'intero paese.
Non vi pare che da troppe parti, da troppo tempo, la disciplina concorsuale sia essenzialmente una triste pratica di copertura per fare in maniera più o meno occulta e del tutto irresponsabilmente gli "affari propri", nell'accezione ovviamente più deleteria, criminale e, in ultima analisi, anti-economica?

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Inviato da JoJo il 25 Febbraio, 2006 - 18:32.

Sarei curiosa di sapere quale via alternativa ai concorsi proporresti.

Inviato da andrea2975 il 25 Febbraio, 2006 - 20:09.

L'assunzione diretta!
Naturalmente ciò non impedirebbe lo svolgimento di prove selettive, atte a valutare le reali capacità e attitudini dei candidati, come d'altra parte già avviene nel privato, quando se ne pone la necessità.
Intendiamoci: non intendo affatto mitizzare l'assunzione diretta e sono ideologicamente lontano anni luce dalla paccottiglia aziandalista. Certo, mi rendo perfettamente conto dei possibili rischi derivanti dalle componenti di àlea e di arbitrio, inevitabilmente connesse con la modalità di assunzione per via non concorsuale.
Ma sono fermamente convinto che tali rischi siano di gran lunga preferibili rispetto ad un sistema concorsuale ormai del tutto pervertito e svuotato di reale significato.
Si deve tenere presente che oggi, in pratica, la procedura dei concorsi non fa altro che mascherare sotto una facciata di formale correttezza e di rispetto della normativa concorsuale la scelta e l'assunzione di candidati che in buona misura sono già stati decisi e stabiliti in precedenza, ammantandosi quindi di deplorevole e vergognosa ipocrisia!
Per non parlare poi dei concorsi concepiti "su misura", veri e propri bandi "ad personam", in cui si richiedono titoli, competenze ed esperienze pregresse che si attagliano alla perfezione solo al candidato prescelto (= pre-scelto!!).
Insomma, io penso all'assunzione diretta come ad una modalità per "fare emergere" dinamiche finora occultissime e mascherate dal regime concorsuale, per responsabilizzare davvero la dirigenza - che in tal modo sceglierebbe in prima persona di assumere questo o quel candidato, assumendosene in toto la responsabilità -, un modo, infine, per cercare di comprendere e valorizzare appieno le reali capacità professionali, non riducibili naturalmente al possesso di questo o quel titolo e al solo superamento di una prova concorsuale, anche della più ardua prova concepibile.
In due parole: mi sembra del tutto sceditato il sistema concorsuale come reale garanzia di imparzialità. E' meglio, a questo punto, percorrere strade alternative.

Inviato da JoJo il 25 Febbraio, 2006 - 20:26.

Il sistema che tu proponi potrebbe essere praticabile in una dorata società piena di gente pulita e onesta, che abbia orrore di nepotismi e favoritismi, quella stessa società in cui anche un concorso pubblico avrebbe un suo oggettivo valore. Temo che l'Italia sia decisamente impreparata a tanto.

Inviato da andrea2975 il 25 Febbraio, 2006 - 20:54.

cara Jo,
penso proprio che nella mitica società dell'oro da te pocanzi evocata sarebbe perfetto e funzionerebbe ottimamente il sistema concorsuale!
Al contrario, ahimé, nel nostro paese alquanto imperfetto e poco pulito e diffusamente dis-onesto penso invece che sia più opportuno provare ad accantonare la "doratura concorsuale". Smontiamo questa splendida facciata - eticamente perfetta nelle sue idealità, nelle sue alte e condivisibilissime affermazioni di principio a garanzia e tutela dell'uguaglianza di tutti i cittadini,... - che però, tristemente, in realtà funge da ottima maschera, da straordinario paravento per le diffuse magagne e le gravi storture italiche.
Nello specifico, nepotismi e favoritismi delle più incredibili specie mi pare sguazzino e si producano meravigliosamente nella palude concorsuale...

Inviato da Andreas il 25 Febbraio, 2006 - 21:21.

Io non so se sia meglio l'una o l'altra via. Sono dell'idea che, per avere più giustizia, più efficienza e meno nepotismi e clientelismi, la chiave stia nel fatto che avere persone qualificate sia CONVENIENTE. Fino a quando è più conveniente politicizzare tutto, fino a quando il familismo amorale sarà il rifugio dalla modernizzazione, allora non ci sarà sistema di assunzione che tenga.
Esempio. L'università. Se il livello di efficenza e la qualità della ricerca universitaria vincolasse i fondi, allora alle università converrebbe prendere gente preparata, altrimenti l'anno successivo si troverebbero senza soldi per campare. MA fino a quando non ti controlla nessuno, e se non fai niente non ne ricevi conseguenze, il problema non si pone, e assumo mio cognato, il un "compagno" fidato che fa lo schiavetto, o la morona che mi ha fatto un lavoretto coi fiocchi, invece di uno bravo.

Inviato da JoJo il 26 Febbraio, 2006 - 13:28.

Quello che scrivi è giusto, Andreas. E anche tu Andrea. Il problema è: chi controlla i controllori? Sono, in ogni caso, a favore dei concorsi, se non altro, perché si dia modo a chi è un perfetto sconosciuto di farsi valere (se vale). Esistono i sei mesi di prova, immediatamente successivi all'assunzione, in cui il neoassunto deve dimostrare di saper fare il proprio lavoro. In caso contrario, c'è il licenziamento. Magari si potrebbe estendere il periodo di prova a 12 o 18 mesi, per poter meglio valutare i meriti e le capacità del neoassunto.
Non c'è dubbio, poi, che il mitico "posto fisso" abbia fiaccato il rendimento di molti; ma pensare di abolire anche quello, mi pare prematuro.
Purtroppo i sindacati, con il loro garantismo a tutti i costi, hanno inguaiato il mondo del lavoro. I diritti sono sacri, ma dovrebbero esserlo solo laddove i doveri vengano svolti fino in fondo. Altrimenti si finisce per favorire dei lavativi col culo al caldo, lasciando a casa persone, magari, più attive e volenterose. Ma questa è un'altra faccenda...

Inviato da Andreas il 26 Febbraio, 2006 - 18:03.

"Chi controlla i controllori" è una bella domanda. Potrebbero stilarsi metodi di valutazione della qualità del servizio il più possibile oggettivi.
Per quanto riguarda l'università (ti parlo sempre di quello perchè è la realtà che conosco meglio), il sistema è relativmente facile, specie per quanto riguarda le facoltà scientifiche. Esistono un numero limitato di riviste scientifiche accreditate a livello nazionale e internazionale: quante pubblicazioni in tali riviste un dipartimento è riuscito a piazzare in un biennio? Questo ad esempio è già un parametro.
Non è che non si faccia ricerca. Il fatto è che si tratta troppo spesso di ricerca inutile, ripetitiva, i cui risultati vengono pubblicati nella rivista del dipartimento o nella casa editrice di cui il prof. è nel comitato scientifico. E quindi ci scrivono i "fidati" assunti apposta, e non quelli bravi. Nel caso dell'università, una volta stabilito il criterio della "convenienza", l'uno o l'altro dei modelli di assunzione del personale in fondo non è molto importante. Se si presenta un ricercatore o un aspirante dottorando dotato di un buon curriculum, e con un progetto di ricerca che affronta tematiche a cui il dipartimento è interessato, può anche esser preso "in diretta". Altrimenti si verificherebbero casi di gente qualificata, ma che studia roba che con le ricerche degli altri che compongono il dipartimento hanno poco a che fare (è il caso mio, ad esempio), e questo crea problemi a tutti. Talvolta capita che un dottorando venga fatto fuori alla prova orale perchè porta un progetto di ricerca che non c'incastra nulla con quello di cui si occupano i prof. (sebbene molto più spesso il candidato venga fatto fuori perchè il posto deve andare a qualcun'altro).
Poi, quando si vanno ad assumere altri tipi di lavoratori in altri ambiti, il concorso che dia luogo ad una graduatoria, con periodo di prova, probabilmente è il mezzo migliore.

Inviato da Red il 26 Febbraio, 2006 - 14:26.

Ma scusa, sostieni che i concorsi sono una maschera per nascondere assunzioni clientelari e nepotistiche, e la tua soluzione al problema sta nell'abolizione della maschera? Tolto il concorso, ci sarà l'assunzione diretta del proprio pupillo, protetto e raccomandato..senza più nemmeno il bisogno di taroccare il concorso. Insomma, non risolvi il problema, semplicemente rinunci a combatterlo. L'unica, parziale, soluzione è cercare di trovare modalità concorsuali valide e in grado di essere controllate al fine di evitare brogli. E su come fare questo nel pratico, onestamente, non saprei proprio.

Inviato da andrea2975 il 27 Febbraio, 2006 - 02:00.

Caro Red,
scusami, forse sono stato poco chiaro. Cercherò in poche parole di riparare alle lacune presenti nei miei precedenti contributi.
Penso che accanto alla abolizione della prassi concorsuale sia obbligatoriamente necessario introdurre una reale responsabilizzazione della dirigenza che procede all'assunzione del personale.
Nel vocabolario del "pubblico" nel nostro paese è poco (o per nulla!) adoperato, a tutti i livelli, tale termine: "responsabilità" (NB: solo negli ipocriti slogan pubblicitari elettorali di Casini!!). Tale responsabilità bisogna introdurla in dosi massicce! Di pari passo con la reale autonomia.
Insomma, in sintesi, a parer mio devono andare di pari passo l'abolizione del concorso e la
responsabilizzazione in prima persona di chi procede all'assunzione in pianta stabile di personale (rispondendone naturalemente in caso di inefficenza, inadeguatezza, incongruenza rispetto al ruolo e all'ufficio di destinazione).
"Concorso", in Italia, ha storicamente assunto il significato di "sommo giudizio inappellabile", di placet insindacabile. Alla luce delle innumerevoli scorrettezze occultate dalla prassi concorsuale, si capisce quali enormi danni possa provocare un uso non virtuoso di tale strumento.
Io penso che tale riforma radicale porterebbe una sana ventata di aria nuovissima, stimolando ed entusiasmando chi sa fare bene e ha voglia di impegnarsi.

Inviato da francoziroldo il 26 Febbraio, 2006 - 16:17.

IO terrei i concorsi! ma senza l'obbligo del titolo di studio e dell'eta'! che sono vere e proprie discriminazioni!

Inviato da andrea2975 il 27 Febbraio, 2006 - 01:08.

Caro Ziroldo,
la concreta introduzione della tua condivisibilissima proposta sarebbe già di per sé una importante riforma, dalle valenze dirompenti!
Teniamo presente che scardinerebbe parecchio il sistema concorsuale nelle sue cavillose rigidità dei titoli pregressi e dei prerequisiti richiesti nei bandi, annientando ad esempio tutto quell'oscuro sottobosco nel quale in sostanza la fanno da padrone i vari baroni, padrini e protettori che creano le prove concorsuali ad hoc per far passare il pupillo prescelto.
L'abolizione del valore legale del titolo di studio sarebbe una grande conquista.
(PS: nonostante il mio entusiasmo ideale, in realtà sono parecchio pessimista sulle reali possibilità, sulle chaches concrete che questo paese irrigidito e paralizzato da lacci e lacciuoli di ogni sorta e di lunga durata possa davvero svincolarsi da tutto ciò che lo blocca e lo soffoca...)

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