Le Riforme, se mai vi saranno, avranno bisogno di un minimo di sostegno anche nelle piazze. Ma la Rosa ci sarà?

18 Gennaio, 2007 - 19:01 | Marcomassimo

.....o resterà assorta a contare i propri peli?

La cosiddetta Fase 2, se mai quel poveraccio di Prodi e quell’altro disgraziato di Padoa riusciranno a darle un minimo di fisionomia, sarà un percorso lungo ed accidentato, pieno di insidie, imboscate, colpi di mano e di testa.

Gli interessi illegittimi che dovranno essere ridimensionati sono enormi e diffusi, e ci si può aspettare che si difenderanno con le unghie e con i denti.

Le corporazioni venderanno cara la pelle dei propri privilegi decennali se non secolari.

La trasformazione del welfare dalla tradizionale struttura categoriale quella moderna di impianto universalistico, andrà a cozzare contro modi di pensare e di fare fortemente radicati al punto da divenire automaticamente inconsci. Per dirne una, Quando una fabbrica chiude vi è il solito piagnisteo; vige la sensazione funeraria che le maestranze escano definitivamente dal mondo del lavoro e che l’unica via da imboccare per conservare il reddito sia, assieme al ricorso alla Cassa Integrazione, l’arrotondamento col “Nero”. E’ assolutamente inconcepibile per l’uomo della strada come sia del tutto fisiologico che le aziende, come ogni cosa di questo pianeta, possano nascere, crescere ed ad un certo punto morire. Come è inconcepibile che lo Stato ti dia una mano a riqualificarti ed a trovare un posto nuovo, sostenendoti efficacemente, nel frattempo, con sussidi adeguati. Lo Stato? “ma mi faccia il piacere”, sghignazzano

Di fronte a questi indispensabile mutamenti sociali e cognitivi disagevoli, convulsi e a volte dolorosi, la Rosa dove sarà?

Forse la Bonino e quell’onest’uomo di Boselli ci saranno. La prima ci sarà certamente dall’”Interno” del Palazzo, per ovvi motivi.

Ma gli altri?
Pannella ci sarà forse a part-time, ed in questo caso sarebbe grasso che cola; è tutto preso dalle tematiche internazionali, pur meritorie; ed in secondo luogo dalle tematiche inerenti ai diritti civili; però come sia possibile avanzare nel campo della laicità e delle conquiste civili in un clima di ossificazione sociale, deve ancora spiegarcelo. Se poi pensa che le tendenze socioeconomiche e di costume si possano modificare solo a colpi di digiuni e azioni nonviolente, allora gli consiglio di darsi una ripassata al sussidiario di terza media. Cinquemila anni si Storia, dai tempi di Tutankhamon sono lì a dirci il contrario.
Ma lui c’ha sti attacchi di Grandeur e pensa che il Divorzio sia stato solo merito suo e non anche e soprattutto degli anni formidabili dell’”oro” e di sviluppo economico irripetibile del dopoguerra.

Intini? Quello è e sarà sempre l’orfano di Craxi; il trauma psicologico subìto allora, con la fine ignominiosa del Grande Capo nonché santone e taumaturgo della partitocrazia, l’ha talmente segnato, che tutto quello che oggi succede lo misura col metro di vent’anni fa. Potrebbe pure cascare il Mondo, ma la cosa per Lui rivestirebbe valore solo se e quando il Grande Defunto l’avesse o non l’avesse previsto e catalogato. Se non può pescare una citazione dalle opere del suo Aristolele, allora “Ipse non dixit”, la cosa non esiste. E continuerà tranquillamente a camminare col la testa all’indietro; e senza manco l’ombra d’un torcicollo.

E del Turco? Ma andiamo, quello è cresciuto nel Sindacato, ha respirato corporativismo fin da Piccolo. Disertare un tavolo di concertazione per Lui equivarrebbe a dare uno schiaffo a sua madre. Lo Stato è per lui solo l’espressione degli accordi delle parti sociali e dei gruppi di pressione più forti e rappresentativi; così è sempre stato ed in Italia non può essere se non così, vi dirà; del resto l’unità d’Italia è stato un fatto tanto tardivo e scarsamente sentito dalle masse; e dopo la destra storica sono partiti in tromba quei grandi trasformismi che si sono dilatati fino ai giorni nostri; gli asini non possono volare. Peraltro come dar torto al buon Ottaviano, alla sua faccia bonaria, paterna e piena di buon senso pratico. Ci vuole proprio del coraggio. E poi non toglietegli le sue rimpatriate con Marini, e le sue care vecchie Sagre di Paese. Macché laicità, gli italiani hanno potuto contare per secoli molto più sui Parroci che su quegli sparuti intellettualoidi Illuministi, che mai hanno toccato una zolla di terra e mai hanno sentito la puzza d’olio della fabbrica.

E allora? altro che Laici, Liberali, Radicali, Socialisti. Noi siamo conciati maluccio proprio come questo Paese; la Storia presenterà ora, o comunque a breve, il suo conto e noi ci presenteremo come sempre in ordine sparso: quattro gatti litigiosi allo sbaraglio. Il vero lavoro, se mai ci sarà, lo faranno come sempre gli altri. Intendo i postcomunisti, i postdemocristiani, o postfascisti e i postqualunquisti, le vere colonne ideologiche e politiche del consociativismo corporativo di questo Paese. Come riusciranno a far quadrare il cerchio negli attuali frangenti socioeconomici è tutto da vedersi. Direi che è quasi impossibile; però faranno di tutto per riuscirci, contando sul fatto che il vecchio ed inveterato sistema non è la prima volta che tira fuori conigli dal cilindro nei momenti più impensati.
Invece Noi siamo e sempre saremo una minoranza etnica ideologica e pure rissosa. C’è da avere nostalgia per quella vecchia canzone dei quarantaquattro gatti; anzitutto erano quarantaquattro e non quattro come siamo noi; poi marciavano in fila per sei, mentre noi manco sappiamo marciare in fila per 4, tanti sono i soggetti della Rosa; e infine, colmo dello struggimento, marciavano anche compatti; mentre questa cosa per noi è la luna.

Marcomassimo

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Inviato da Andreas il 18 Gennaio, 2007 - 21:22.

Parole sante, caro Marcomassimo.
Non siamo capaci neanche di fare un partitello-clientela intorno ad un leader o supposto tale.
Ci sono riusciti persino i verdi! Noi no, neanche quello.

Tutti gli aspiranti o possibili leader, come giustamente descrivi tu, hanno fallito o abdicato.
Chi più mi ha deluso è stata Emma Bonino.
Lei avrebbe potuto avere credito ben al di là del ristretto universo radicale. Sarebbe davvero potuto "essere lei" la Rosa nel Pugno... ai socialisti non sarebbe spiaciuta per niente.
Non è matta come Pannella e non avrebbe comportato rischi di boninizzazioni, non è supponente come Capezzone, che si sente un semidio perchè da qualche mese può fare politica sul serio, ha l'onestà dell'"onest'uomo" Boselli, ma non il suo grigiore.
Ma ha mostrato di non essere e non voler essere un leader. A quanto pare, vuole stare "al servizio della Repubblica" dal suo cantuccio del commercio estero.
Se lei avesse messo bocca nelle questioni della Rosa nel Pugno, dando seguito alle promesse che quell'immagine sull'home page ha suscitato per tutta la campagna elettorale, forse sarebbe potuta andare diversamente.
E' stato un tradimento nei confronti degli elettori.

E invece ha dato ragione a Berlusconi. Finita la campagna elettorale, dietro alla foto della Bonino è comparsa la sagoma pesante di Pannella... la protesi è uscita di scena, parcheggiandosi su uno strapuntino del governo, e il capo ha ripreso il suo posto.

Inviato da coerente il 18 Gennaio, 2007 - 23:45.

L'avete capita finalmente.
Prima ci si scazzotta; poi si decide democraticamente e poi si marcia compatti: per primi quelli che non erano d'accordo, così li sorvegliamo.
Senza un minimo di disciplina non si va da nessuna parte e gli eserciti degli altri partiti ce lo hanno dimostrato.

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