La Repubblica - Giovanna Casadio - E i teodem vanno all'attacco "Cambiare o il governo rischia"
Nessuna delle due è pentita. Rosy Bindi si limita a osservare: «Sui Dico per quanto mi riguarda non cambia nulla, la linea del governo è sempre la stessa: politiche per la famiglia e tutela dei diritti dei conviventi». La piazza del Family day ha voluto colpire il simbolo-Dico? «Ora mi auguro che al di là delle ideologie e dei simboli, si possa ragionare serenamente». Barbara Pollastrini, poi, rilancia: «L'Italia è uscita più aperta e tollerante 33 anni fa dal sì al divorzio e cosi sarà anche per i Dico, alla fine avremo un paese più civile». E avverte: «Nel dna del Partito democratico dovrà esserci il valore della laicità».
Ma le due autrici della legge sui diritti dei conviventi sanno bene che il successo del raduno cattolico di Piazza San Giovanni — nato sulla spinta del "no ai Dico"—pesa e peserà. Non è solo il centrodestra a cantare vittoria e a sostenere, come fa Gianfranco Fini, che «i Dico sono affossati», ma anche i Teodem della Margherita pongono l'aut-aut: «O si archiviano i Dico o rischia il governo». Non sarebbe concepibile dopo una manifestazione come il Family day— ragiona Paola Binetti — che la contrarietà ai Dico resti lettera morta. «Allora quella piazza si organizzerebbe. Diciamola con Giulio Andreotti: i Dico sono stati un infortunio di percorso e il milione di persone che sabato erano in piazza sono la rappresentanza di quel 75% di italiani che al referendum sulla fecondazione assistita si sono astenuti». Quindi sui diritti individuali di chi convive si può trovare un accordo «nel senso dell'applicazione del codice civile e se ci sono dei buchi, si colmano». Non altro, nulla di più. «Con buona pace di Bindi e Franceschini, i Dico in quanto tali devono essere messi da parte — afferma la Binetti — II cattolicesimo democratico dei Castagnetti, Franceschini e Bindi non è più il riferimento del mondo cattolico: il cattolicesimo popolare oggi è un'altra cosa».
Al di là delle posizioni teodem, a fare pressing affinchè si ascolti Piazza San Giovanni è un altro esponente della Margherita, il ministro Beppe Fioroni. Era al Family day con il figlio Marco, a suo agio tra gli amici dell'Azione cattolica, gli scout e le Acli, e afferma: «Non si può non ascoltare la piazza cattolica, il Family day conta». Non può però pesare al punto da far arretrare l'Unione sulla questione delle unioni civili etero e omosessuali. Difficilmente ci saranno i Dico, ammette Cesare Salvi, presidente della commissione Giustizia del Senato dove sono attualmente in discussione. «I Dico non sono sostenuti, quindi cercheremo un altro testo-base». Anche se «il punto politico e di principio è la difesa di una norma sulle unioni civili, il centrosinistra e il Partito democratico saranno giudicati anche su questo», contrattacca il ds Gianni Cuperlo. Nella Quercia, il futuro dei Dico e il dibattito sulle due manifestazioni del 12 maggio, piazza San Giovanni e Piazza Navona — provocano fibrillazione e malumori. In primo piano c'è il tema della laicità, cavallo di battaglia anti-Pd dei transfughi ds riuniti nella Sinistra democratica. Replica Nicola Latorre, vice-capogruppo dell'Ulivo al Senato: «La contromanifestazione laica nel giorno del Family day è stata comunque un errore e si sapeva che se ne sarebbe fatto un uso politico anti Pd. I Dico però non saranno archiviati, sarebbe un er-rore gravissimo non tutelare i diritti dei conviventi, vedremo le soluzioni». Mentre Emma Bonino, ministro radicale e animatrice della piazza laica concorda per una volta con il forzista Sandro Bondi: «La maggioranza li ha già affossati, come sostiene Bondi, dal momento che il Cdm vara i Dico e, arrivati in Parlamento, parti consistenti della maggioranza, quelli che "se non fossi ministro andrei al Family day"... — riferendosi a Rutelli—Temo che non ci sia una maggioranza sui Dico, il che la dice lunga sullo stato della laicità nel nostro paese».



