La Stampa - Maria Grazia Bruzzone - Binetti: non voto i Dico per i gay

Non si è ancora spenta l’eco delle parole del generale Del Vecchio sui gay «inadatti» all’esercito, che a far sussultare il Pd arrivano quelle di Paola Binetti. Ancora sui gay. «Non voterò nessuna normativa a favore delle coppie gay» afferma la senatrice teodem intervistata da Ecotv. Dapprima sostiene che la «complementarietà biologica» intrinseca all’amore e alla sessualità eterosessuale «è la strada maestra; la naturalezza, anche statisticamente parlando». Poi ha parole di stima per Paola Concia, sua collega di partito e portavoce nazionale degli omosessuali del Pd, con la quale probabilmente si ritroverà alla Camera dove entrambe sono candidate. «È una persona che apprezzo moltissimo. Ma sa che nel momento in cui dovessero arrivare i famosi Dico, io non li voterei».

 

E dalla sinistra alternativa e laica, dalll’Arcobaleno al Partito socialista, per intendersi, in tanti le saltano addosso. «Riecco l’omofoba Binetti» l’apostrofa il presidente dell’Arcigay Mancuso, oservando che il Pd comunque prudentemente l’ha collocata in una posizione meno pericolosa», ovvero a Montecitorio. «Il cilicio della Binetti strozza il Pd» è la metafora forte che tira fuori il circolo gay Mario Mieli. Per Giovanni Russo Spena, già Prc, «dopo Calearo, Del Vecchio, e Follini che vede nel Pd la nuova Dc, è chiaro che la rotta del Pd è al centro». «Binetti dice la verità: i Dico non ci saranno», incalza il socialista Boselli.

 

Al loft si mettono le mani nei capelli. Di ennesime polemiche su questioni sensibili ma «eccentriche rispetto alla competizione elettorale», come le definisce il coordinatore del Pd Antonello Soro, non si sentiva affatto il bisogno. Anzi. «Alimentare dispute in questo momento fa male al partito e tutti dovrebbero saperlo e tenerne conto». Parole che suonano come un ammonimento.  Come che sia, «quel che fa fede è il programma. Per tutti. Per Binetti come per Bonino. E per Bindi, naturalmente», dice al volo Rosy Bindi, che su quei temi tentò fino all’ultimo di mediare. E il programma del Pd «non ha reticenze nel dire alcuni sì a scelte che per me hanno grande significato: alla legge per i diritti-doveri dei conviventi, omosessuali e non (oltre al testamento biologico e alla difesa della legge 194)», sostiene la ministra delle Pari opportunità Barbara Pollastrini. A dire il vero, il programma parla di diritti e doveri «individuali». «E’ una buona sintesi», glissa Anna Serafini, autrice della legge sulle azioni internazionali che consente di adottare alle coppie di fatto stabili da tre anni. Serafini è convinta che «su questi temi la politica deve legiferare e bisogna trovare una formulazione che consenta di farlo». Che tenga conto cioè delle diverse sensibilità. «E il programma del Pd lo fa». Gianni Cuperlo, promotore con Pollastrini del manifesto per un Pd laico, rifiuta di commentare. Non gli sembra il caso. A tarda sera Binetti precisa in una nota che quell’intervista l’aveva registrata un mese fa. «Doveva essere sul Pd ma, visto che si era trasformata in un interrogatorio sull’omosessualità, li avevo diffidati dal trasmetterla», dice. Ma non smentisce i contenuti».

4 April, 2008 - 13:26 | invia per mail |