abolizione degli ordini professionali.liberallizzare il mercato
In Italia un giovane che vuole esercitare una professione liberale (avvocato, architetto, commercialista, ingegnere, ecc.) deve sapere che per dieci anni, dopo la laurea, vivrà in condizioni di "sfruttamento".
Una vera corsa ad ostacoli.
Dopo circa otto anni di studi per conseguire la laurea si è obbligati a due-tre anni di tirocinio non retribuito. Il praticante, durante questi anni, non riceve una reale formazione per l'inserimento nella professione, ma svolge soltanto funzioni di segreteria.
C'è poi la farsa dell'esame di Stato, ormai subordinato agli interessi e alle lobbies degli Ordini, che decidono sul futuro di migliaia di giovani.
Infine, dopo aver conseguito l'abilitazione, i giovani si scontrano con norme arcaiche (divieto di pubblicità, tariffe minime fisse, ecc.) che non consentono di valorizzare le conoscenze e le capa cità acquisite, e quindi non permettono di esercitare pienamente la professione.
Di fatto, si raggiunge la piena autonomia alle soglie dei quarant'anni.LA PAROLA D'ORDINE E' LIBERALIZZARE IL MERCATO
Un programma per la liberalizzazione del mondo delle libere professioni non potrà che prevedere l'abolizione degli ordini professionali con il superamento delle tariffe obbligatorie per legge (minime e massime), l'abolizione del divieto di pubblicita' e l'equiparazione fra attivita' professionale e attivita' di impresa.
In realtà sono in molti a temere il confronto con un mercato più vasto a partire dai presidenti di tutti gli ordini professionali, provinciali, regionali e nazionali, terrorizzati di perdere i loro piccoli privilegi e rendite. L'atteggiamento dei partiti politici su questo tema è uguale a destra e a sinistra.
A costoro, nemici delle liberalizzazioni economiche, vorrei ricordare una citazione del premio nobel per l'economia, Friedrich A. von Hayek . "La competizione è il terrore di tutti i conservatori - conservatori di destra, di centro e di sinistra. Uno dei tratti fondamentali dell'atteggiamento conservatore è il timore del cambiamento. "
N.B
il governo Prodi già nel 2000 aveva presentato al parlamento un disegno di legge delega per il riordino delle professioni



