Liberismo e socialdemocrazia

18 Novembre, 2005 - 10:45 | Antonio Muffo

Come concilieranno il liberismo economico i RI con la visione socialdemocratica dello SDI?

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Inviato da Antonio Muffo il 18 Novembre, 2005 - 10:46.

Antitetiche oppure la terza via per un laburismo alla Blair?

Inviato da Anonymous il 18 Novembre, 2005 - 11:49.

E' chiaro che un movimento che ha chiari riferimenti al socialismo nel nome ma soprattutto nel simbolo, può e deve essere liberale ma non può permettersi il lusso di essere liberista.

Inviato da Sostiene Proudhon il 18 Novembre, 2005 - 17:09.

concordo sulla piena compatibilità del socialismo con l'aggettivo liberale più che liberista. e anche con l'idea che il loro accostamento sia riconducibile alla strada percorsa da Blair nelle politiche economiche

Inviato da Francesco il 18 Novembre, 2005 - 20:32.

Socialismo e liberismo sono antitetici

Inviato da akai82 il 24 Novembre, 2005 - 13:43.

... che diventano perfettamente compatibili se i trasferimenti vengono gestiti in modo da salvare i lavoratori e non i posti di lavoro.
Una riforma degli ammortizzatori sociali che si accompagni alla fine dell'assistenzialismo statale nei confronti di imprese che non funzionano.
Esempio?
Se lo Stato non si fosse fatto carico più volte di salvare la Fiat probabilmente questa sarebbe fallita, i suoi dipendenti sarebbero stati licenziati MA ci sarebbero stati i soldi per garantire loro un reddito e allo stesso tempo riqualificarli.
Uno perde il lavoro? Si becca una specie di salario dallo Stato e le ore che avrebbe passato in fabbrica le passa a scuola per imparare un nuovo mestiere. Al limite avrebbe anche il tempo e la serenità sufficiente per mettere su la propria attività imprenditoriale autonoma, poiché le Banche in un mercato aperto farebbero a gara per finanziarlo, al contrario di quanto accade oggi in Italia dove il sistema bancario è chiuso ed elitario.
Perché questa utopia non si realizza? Perché lo Stato spende tutto per salvare il culo a pochi privilegiati.
Socialismo + Libero mercato.

Inviato da Socialista il 24 Novembre, 2005 - 16:36.

Verissimo. Per questo dobbiamo usare l'aggettivo liberale, del resto evocato dal nostro simbolo. Socialismo e libertà non solo non sono incompatibili, ma formano una coppia indistruttibile: l'uno non può esistere senza l'altro.

Inviato da rischiooo il 18 Novembre, 2005 - 12:31.

Beh io credo che una scelta sia stata fatta nel momento in cui si è entrati nell'ambito del socialismo.. non sono modelli compatibili economicamente parlando. Però è importante ricordare che si tratta di un soggetto liberale. E questo è importante sia dal punto di vista più generalmente politico che da quello prettamente economico. Questo partito è proprio una bella sfida!

Sergio Di Benedetto

Inviato da Antonio Muffo il 18 Novembre, 2005 - 15:12.

Che questa sia una sfida non c`e` dubbio, che gli uni e gli altri non abbiamo compromesso il loro modello economico e` per me una certezza.

Proprio in base a questo vedo una forma plurale, una sostanziale laicita` di vedute, un interessante dibattito, un grande coraggio nel convergere sistemi apparentemente inconciliabili.

Un lib-lab dinamico, ma soprattutto un laboratorio politico aperto a visioni complementari, strutturalmente conciliabili.

Inviato da Francesco il 18 Novembre, 2005 - 20:34.

Bella ed affascinante l'idea di un "laboratorio" politico di studio ed analisi alla ricerca di una definitiva identità.

Inviato da Marco del Ciello il 18 Novembre, 2005 - 12:58.

Norberto Bobbio riteneva che l'antitesi, che pure esiste, tra liber(al)ismo e socialismo non sia irriducibile. In estrema sintesi: uno stato democratico deve porsi l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali, ma senza comprimere le libertà dei cittadini. Un esempio concreto è l'abolizione degli ordini professionali, una politica tipicamente liberale, che però riduce le disuguaglianze.

Inviato da Anonymous il 18 Novembre, 2005 - 14:35.

Sull'abolizione degli ordini professionali vorrei vederci più chiaro, perchè se da un lato è vero che a sostenere esami di stato, tirocini ecc. dopo essersi già laureati rende il tutto più macchinoso, dall'altro è vero che gli ordini professionali servono anche a tutelare gli iscritti, a vigilare sul loro operato e a non creare università di serie A e serie B nel caso che una semplice laurea in una università prestigiosa ti apra tutte le porte a differenza del laureato in una università meno "quotata"... questo è il poco che credo di aver capito io sulla questione...

Inviato da LambOfGod il 18 Novembre, 2005 - 14:36.

Il messaggio di sopra è mio ^^

Inviato da Francesco il 18 Novembre, 2005 - 20:30.

Quoto interamente questo post.

Gli Ordini garantiscono comunque un minimo di selezione nell'accesso alla professione.

Inviato da akai82 il 24 Novembre, 2005 - 13:45.

infatti i Notai e i Farmacisti...

Inviato da Francesco il 24 Novembre, 2005 - 22:53.

Non è pensabile di liberalizzare l'accesso alla professioni, pena la concorrenza selvaggia a scapito della qualità della prestazione.

Inviato da akai82 il 24 Novembre, 2005 - 23:21.

Francesco sei un notaio o un farmacista? ;-p
E' proprio dove manca la concorrenza che la prestazione è mediocre e il prezzo è eccessivo. Vogliamo proteggere queste caste che si autogestiscono in base a criteri clientelari o vogliamo promuovere la meritocrazia. L'istituzionalizzazione di queste "mafie" è un dramma, pensa alla politica agricola comunitaria che distrugge l'Africa, per tutelare l'agricoltura francese altrimenti incapace di rimanere sul mercato.
Da quando hanno aperto un ipermercato vicino a casa mia la fruttivendola è diventata più cordiale e il pavimento della macelleria è così lucido che lo si può leccare.
E' abbastanza sintomatico che associazioni che agiscono in difesa dei consumatori come l'ADUC siano decisamente critiche nei confronti delle corporazioni.
E poi, 'sti selvaggi... basta! Liberalismo selvaggio, liberismo selvaggio, concorrenza selvaggia, laicismo selvaggio... "selvaggiare", etichettare come selvaggio colui il quale non la pensa esattamente come te mi sembra solo un modo per freddare le possibilità di confronto, di dialogo. Mi fa pensare agli spagnoli che sterminavano i "selvaggi" per portargli la "civiltà".

Inviato da W.noli il 21 Novembre, 2005 - 22:44.

Sono d'accordo con te ed inoltre per me rimangono valenze irrinunciabili la qualità della scuola pubblica e della sanità pubblica; attenzione senza rinunciare alle iniziative private.

Inviato da Francesco il 18 Novembre, 2005 - 20:31.

Le etichette politiche possono essere riempite di mille contenuti.
Certo che è immaginabile anche un liberalsocialismo....a condizione che vengano eliminati atteggiamenti estremi e significati ai limiti dei due termini in questione.

Inviato da Falcolini il 18 Novembre, 2005 - 20:47.

Giolitti, unico esempio di guida liberale in Italia, ha statalizzato i servizi essenziali al cittadino.
Il binomio liberale-liberista è una invenzione del Grande Pannella, purtroppo difficile da scardinare perchè assai comodo ai sinistri come ai destri. Come falsa è la contrapposizione tra i binomi liberale-borghese / socialista-operaio.

Francesco falcolini

Inviato da Francesco il 18 Novembre, 2005 - 22:45.

Perfettamente d'accordo con te.
Sono solo etichette socioculturali e/o politiche.

Molte contrapposizioni sono assolutamente fittizie, almeno nell'era postmoderna, ovvero quella attuale.

Inviato da stefano_miatto il 22 Novembre, 2005 - 14:58.

vedo che molti forumisti si preoccupano del fatto che il liberalismo (liberismo non vuol dire niente) a cui RI sono rimasti fra i pochi in italia, a far da custodi, possa rappresentare un'insidia, una minaccia al carattere socialista e di sinistra della RNP. Tranquilli, casomai è il contrario.

Inviato da Imout il 24 Novembre, 2005 - 12:53.

Nel dibattito di inizio anni settanta sulla compatibilità di pensiero liberale classico con le critiche a questo mosse dal movimento socialista Rawls teorizza due principi che avrebbero caratterizzato l'equità e giustizia sociale:
"1Primo principio: ogni persona ha un egual diritto al più ampio sistema totale di eguali libertà fondamentali compatibilmente con un simile sistema di libertà per tutti.
2Secondo principio: le ineguaglianze economiche e sociali devono essere per il più grande beneficiodei meno avvantaggiati e collegate a cariche e posizioni aperte a tutti in condizioni di equa eguaglianza di opportunità."
Ora, aldilà del linguaggio macchinoso, il riscontro è semplice:
sebbene la Libertà abbia, a mio parere, nettamente maggior priorità sull'eguaglianza, si può arrivare, tramite politiche liberali e meritocratiche anche a momenti di più equa distribuzione sociale... mi spiego meglio; una concezione negativa che storicamente si ha del termine "uguaglianza" è quella di appiattimento economico delle risorse; questo concetto, proprio dei comunisti, non è assolutamente compatibile con un ideale di libertà. Un concetto positivo di eguaglianza è invece quello che presuppone parità di condizioni, possibilità e servizi. Per uno stato davvero "giusto" non dobbiamo solo pensare ad uno stato sociale minimo, sebbene questo sia doveroso; ma dobbiamo anche pensare ad un sistema (ed in Italia questo potremmo solo sognarcelo) che garantisca realmente pari opportunità, culturali certo, ma soprattutto sociali ed economiche. L'assistenza minima e la libertà individuale devono accompagnarsi insomma ad una mobilità sociale enorme; a mio parere questa è l'unica via per affiancare libertà ed eguaglianza in un programma politico.
Un esempio è dato dalla proposta sulla liberalizzazione delle professioni.

Inviato da Francesco il 24 Novembre, 2005 - 15:46.

Ottimo intervento.

Inviato da Fabrizioo il 26 Novembre, 2005 - 14:53.

24 Novembre 2005
Ds e Psdi siglano un 'patto' politico-elettorale
Firmato il 7 ottobre scorso, è stato presentato oggi il 'patto politico - elettorale' tra Ds e Psdi. All'iniziativa hanno partecipato Piero Fassino e il segretario nazionale del partito del Sole nascente, Giorgio Carta.
Cinque i punti stabiliti dal documento sottoscritto:
- Costruire sedi comuni di elaborazione programmatica;
- Alle elezioni politiche candidati dello Psdi saranno presentati alla Camera nelle liste dell'Ulivo, mentre al Senato in quelle della Quercia;
- Nelle consultazioni amministrative regionali i Ds si faranno carico di assicurare la presenza delle liste dello Psdi nella coalizione del centrosinistra o candidati socialdemocratici all'interno delle liste Ds;
- Su tutte le scelte programmatiche più impegnative si darà vita ad una consultazione tra i livelli esecutivi dei due partiti e periodicamente ci saranno degli incontri per verificare lo stato di attuazione del patto;
- viene costituito un grande 'comitato paritetico' presieduto dai segretari nazionali e composto da sei persone mentre analoghi comitati paritetici saranno costituiti a livello regionale.
Piero Fassino ha definito il 'patto' un "tassello nella costruzione di quel processo politico e programmatico che punta a portare il centrosinistra a vincere le elezioni e a costruire la formazione di un nuovo governo guidato da Romano Prodi”.
"Il 'patto politico' tra Ds e Psdi - ha spiegato Fassino - nasce da un percorso di collaborazione che si è sviluppato nell'ultimo anno ed ha avuto già un primo impegno comune in occasione delle ultime elezioni regionali, quando il Psdi si è presentato in una serie di realtà e in queste ha concorso in modo determinante al successo del centrosinistra".
Con la legge elettorale in via di emanazione e quindi con l'introduzione di una serie di sbarramenti, le forze politiche sono “sollecitate” – ha detto Fassino – a costituire “alleanze e collaborazioni". Per cui i Ds hanno intenzione di siglare “patti analoghi con altre forze politiche”.
Dal 9 all'11 dicembre prossimi il Psdi celebrerà a Roma il suo 26mo congresso nazionale e Carta parla di questo importante appuntamento ricordando come il suo partito abbia "passato un periodo di purgatorio bruttissimo. Abbiamo attraversato a piedi un deserto – ha affermato – con fortissime discriminazioni. Ma ora se esistevamo o meno ancora l'ha detto l'elettorato".
Il segretario del Psdi ribadisce quanto già riconosciuto da Fassino e cioè che nelle ultime elezioni regionali i voti del suo partito sono stati determinanti in parecchie realtà locali concentrate soprattutto nel Mezzogiorno. E per fare un esempio Carta ha rivendicato il sostegno determinante per la vittoria di Nichi Vendola alle elezioni regionali pugliesi.
Riguardo al 'patto' il segretario del Psdi ha tenuto a precisare che non è una "mera alleanza elettorale ma si tratta di un progetto politico" che si è reso possibile dal 'compromesso socialdemocratico' che i Ds hanno raggiunto nel loro ultimo congresso quando sono stati superati tutti gli ostacoli politici che ci dividevano”.
Il primo obiettivo dell’alleanza è naturalmente vincere le elezioni, ma Carta guarda già con interesse al dibattito “per la costruzione di una grande forza riformista”.

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