Rassegna

Gli Altri - Andrea Colombo - Int. a MARCO PANNELLA - Marco Pannella: "Cari comunisti, ci siamo tanto odiati"

Con la chioma argentata raccolta in una lunghissima coda di cavallo, Marco Pannella fuma una sigaretta dopo l'altra e quando parla, del ricorso radicale contro la lista di Formigoni in. Lombardia, appena accolto, sorride malizioso che pare un ragazzino. Fra le mani stropiccia sornione un foglio. «Questa citazione - spiega - è un documento storico. E del '45: leggila attentamente e prova a indovinare di chi è». Trattasi di una mezza paginetta in cui, con notevole acume, l'autore spiega perché l'anima del fascismo, nonostante la Resistenza, non è affatto morta in Italia, ed è destinata a risorgere più prima che poi. «Allora - incalza Marco - chi l'ha scritto?». Tiro a indovinare: «Togliatti». «Ma no sbotta un po` scandalizzato - è di uno più intelligente di Togliatti. E di Bottai».

Dunque pensi anche tu che l'anima del fascismo fosse sopravvissuta quasi indenne alla Resistenza e alla Costituzione?
È stato un regime che perdura da tre generazioni a distruggere la Costituzione repubblicana e alternativa rispetto al fascismo. Il pensiero di Giustizia e Libertà, quel pensiero che è antifascista perché anticomunista e viceversa e che è anticlericale perché antifascista e anticomunista, è stato battuto subito, ed è stata imposta la continuità, con l'amministrazione dello stato fascista. La grande sconfitta si è verificata già alla Costituente. Riccardo Lombardi, in fondo, è morto con la tristezza manifesta dell'azionista battuto.

Ma se da allora persino i neofascisti sono diventati antifascisti...
È il senso comune che in Italia è sputtanato. Il Dna del paese era tale che gli ha fatto riconoscere la metamorfosi del male fascista, una, volta battuto, ma non quelli che si erano vestiti da antifascisti per continuare la stessa opera. Dopo 60 anni, la Resistenza è un luogo comune. Però, messi alla prova dopo sei decenni di occupazione partitocratica, si ritrovano costretti a non farci vedere. Alle europee, il presidente della repubblica ritenne suo minimo dovere esercitare una certa moral suasion perché il sottoscritto andasse dopo 7 anni da Floris e per la prima volta dal '96 da Santoro. Solo con quelle presenze abbiamo preso 760mila voti.
Di conseguenza non sono stato più invitato da nessuna parte. Quando mi chiameranno di nuovo saprò di essere diventato arteriosclerotico, matto e di non fare più paura.

Ma mica ci siete solo voi radicali a reclamare l'eredità dell'azionismo. Repubblica non fa altro da 35 anni...
Ma Repubblica è l'opposto del Partito radicale. Letteralmente l'opposto. Non dimenticare che Scalfari col Mondo di Pannunzio aveva ben poco a che fare. Sia chiaro, è un ottimo imprenditore editoriale. Però costrinse Arrigo Benedetti, creatore e fondatore dell'Espresso, ad andarsene. Repubblica è stato il giornale di uno di quegli ex radicali che, come capita spesso anche agli ex comunisti, quando eranonel partito consideravano traditore chiunque non fosse d'accordo con loro e una volta lasciato il partito mantengono la, stessa metodologia.

E tuttavia, anche se isolati come dici tu, non si può dire che di successi non ne abbiate ottenuti in questi decenni di partitocrazia. Pensavo per esempio al referendum sulla responsabilità civile dei giudici che, se rispettato, avrebbe potuto evitare lo scontro fra poteri che dilania il paese da 15 anni.
Quel referendum lo avevamo stravinto, come quello sul finanziamento pubblico, sulla sanità, sul diritto di famiglia. Però è stato vanificato come tutte le nostre cose. Avevamo vinto grazie al popolo cattolico e a quello comunista, alla faccia dei vertici. Mi ricordo ancora quando nel cuore della notte mi telefonò Ingrao e mi chiese di rinunciare, tra i tanti referendum che proponevamo, almeno a quello contro la legge Reale. Io rifiutai e lui mi avvertì che avrebbe chiesto al suo partito di votare contro il nostro referendum. Ci rimasi un po' stupito dal momento che anni prima avevano linciato il povero De Martino proprio accusandolo di non essere stato abbastanza contrario a quella legge. Con quei referendum pareva davvero vicina una rivoluzione liberale. A favore dell'abolizione del Concordato, che noi proponevamo, era prevista una maggioranza del 70%, e sarebbe stata una vittoria anche del cattolicesimo liberale. Poi arrivarono i colonnelli, che in Italia si sono chiamati Corte costituzionale...

Per te, insomma, c'è una divisione netta: da una parte il popolo comunista e cattolico,
dall'altra i vertici di partito?
Il popolo comunista e cattolico è stato con noi nei momenti topici, quando ha dovuto scegliere. I vertici mai. Perfino Longo, che io adoravo, definì una iattura il referendum sul divorzio. Il vertice del Pci era tutto mobilitato per far fuori la legge Fortuna. Di me L'Unità diceva, chiamandomi leader del partito radicale tra virgolette, che cercavo di imporre il referendum per rompere l'unità fra cattolici e comunisti e anche per impedire l'unificazione sindacale che diceva, ma non era vero, essere fissata per l'inizio di luglio. E questo lo scriveva il 7 marzo del '74, a poche settimane dal referendum. Fu solo il 23 marzo, anche in virtù dei miei rapporti con Berlinguer, che quel giornale iniziò a parlare del referendum schierandosi a favore.

Ma non era contrario al referendum anche Berlinguer?
Certo, era contrario. Ma aveva una posizione di ascolto nei confronti della nostra cultura liberale, azionista, siloniana. Era una persona non banale. Quando stavo facendo lo sciopero della fame per l'aborto, che durò novanta giorni, lo incontrai al bottegone. Fu sinceramente sorpreso quando capì che io non gli chiedevo di assumere la nostra stessa posizione ma di presentare una sua proposta in materia di legalizzazione dell'aborto. E a quel puntonon è che riunì Direzione o
Segreteria: mi accompagnò fuori dalla stanza in cui ci eravamo incontrati e in quel momento stesso annunciò che entro settembre sarebbe stato presentato un progetto del Pci sull'aborto. Poi mi invitò al congresso del Pci e ci fu un`accoglienza straordinaria. Lui stesso si alzò per stringermi la mano e i compagni, come se fossero finalmente stati liberati da un obbligo, applaudirono a lungo.

Vuoi dire che con quel Pci degli anni '70 erano rose e fiori?
Ma figurati! Per esempio fui invitato a un altro congresso, nell`inverno 1978-'79. Ero di nuovo in sciopero della fame, fra l'altro per la legalità proprio come oggi. Avevo freddo e indossavo un maglione a girocollo blu, con loden sempre blu sulle spalle. Dissero che ero un provocatore e che mi ero presentato al loro congresso vestito da Nosferatu. Dal palco Amendola e Lama, due miglioristi, mi indicarono come il nemico assoluto annunciando che la mattina stessa mi avevano denunciato per offesa e vilipendio della Resistenza.

Cosa avevi fatto per meritare un'accusa così estrema?
Mi ero permesso di dire che a via Rasella prima di tutto non erano state ammazzate tutte SS ma che i morti, per la maggior parte, erano ragazzini di Bolzano che erano stati mandati a Roma senza averne alcuna voglia, e poi che si era trattato di un'operazione di guerra terroristica.
Col clima di emergenza antiterrorismo di quell'anno? Sfido che si sono incazzati!
Ma io quelle cose le dicevo già da quattro anni. Laico, capitiniano lo sono sempre stato, fin da ragazzo. Il 27 aprile del '45 lo lessi su Risorgimento liberale che piazzale Loreto era stata una barbarie. Avevo 15 anni e rubavo i soldi a mio padre per comprare quel giornale, se possibile in doppia copia.. E queste cose contano. Mi piacerebbe che mi seguisse qualche volta una candid camera per vedere come mi accoglie la gente per strada. Certe volte mi chiedo questi ragazzi di 16 o 17 anni come fanno a volermi bene e a conoscermi, visto che nei Tg mi si vede pochissimo, tra i politici italiani sono al centonovantesettesimo posto quanto a presenze in video, e quelle rare volte mi inquadrano per cinque secondi con la faccia più da cretino possibile e col parlato che mi fa dire cose senza, senso.

Insomma, è un rapporto complesso quello fra te e la tradizione comunista italiana...
Guarda, io credo di aver fatto parte della storia del comunismo italiano dal '47-48 in poi, come credo di aver fatto parte della storia deì cattolici italiani. La. storia comunista la ho vissuta, certo in modo singolare, ma i miei rapporti con Terracini erano quelli che erano e anche con Fausto Gullo, che nella storia del Mezzogiorno italiano non significa poco. E nell'ultimo periodo della sua vita mi difese molto Vittorio Vidali. Quando a Trieste rischiavo di essere linciato dai profeti della falsa coscienza, lui, che era tornato a vivere lì, disse che non bisognava toccarmi perché ero un guaio, però ero anche un compagno.

E con Togliatti?
Beh, Togliatti non è che adorasse i radicali. Nella redazione di Rinascita si divertiva a leggere citazioni chiedendo poi: «Allora, chi è? E Goebbels? Eì Goering?». E concludeva: «No. E' Mario Pannunzio». Con tutto ciò, nel '53 mi diede ragione. Mi mandò a chiamare e decise che il partito doveva entrare nella nostra Unione goliardica italiana.

Ticonsideri interno alla vicenda sia dei comunisti che dei cattolici. Eppure per molti versi io ho l'impressione che il rapporto politico più stretto sia stato quello con Bettino Craxi...
Bettino mi considerava un po' un fratello maggiore. Sulla scala mobile avevo cercato di convincerlo, e c'ero riuscito. All'inizio degli anni '90 aveva iniziato a fare scelte che non c'entravano niente con quel che era stato sino a quel momento. Tornato da New York si era messo a fare il proibizionista. Aveva fatto quello che lo stesso Andreotti aveva avuto il pudore di evitare: patti con il Vaticano che erano molto peggio di quelli lateranensi. E con tutto questo alla fine, nel momento dello sfascio, mi chiamò e mi disse: «Adesso è il tuo turno». «Ma che sei scemo?», gli risposi. E tuttavia è chiaro anche da un punto di vista umano che, nel momento della sconfitta, abbia detto quella cosa proprio a me, che appunto ero un po' come un fratello maggiore.

E Berlusconi? Un po', almeno all'inizio, hai sperato che incarnasse un qualche modello liberale?
Berlusconi, allora, era da dieci anni culo e camicia col Pci. Il rapporto col Psi era solo l'apparenza. Per me e per noi aveva sempre manifestato molto rispetto: tra, l'altro sua madre gli diceva sempre, e lui mi ripeteva, che come amico doveva fidarsi solo di me. Tutti dicono che
allora stavamo con Berlusconi, ma la realtà è che io uscii dal Parlamento proprio perché mi presentai contro Berlusconi e Fini. La direzione del Pds disse che era meglio Fini di Pannella e mi schierarono contro un altro candidato.

Pensi che altrimenti avresti potuto sconfiggerlo?
L'avevo fatto battere da Rutelli l'anno precedente: perché non è che allora Francesco avesse tutta questa popolarità. Ma contro il segretario del Msi noi ci scatenammo ovunque e D'Alema commentò che era così che si dovevano fare le campagne elettorali.

Torniamo a Berlusconi...
Fu lui nel '94, unilateralmente, a decidere di non mettere in campo suoi candidati in 8 o 9 collegi del nord dove noi ci presentavamo. Fu una scelta intelligente ma non per questo noi rinunciammo a candidarci anche in un solo collegio dove ci fosse il Msi. Il bello è che oggi proprio Fini è il leader che forse più si avvicina a un impianto liberal-democratico... I ragazzi di Fareuturo hanno affermato di essere politicamente figli di Pannella. Del resto lo stesso Fini fu mandato, giovanissimo, da Almirante a un nostro congresso. Eravamo gli unici a invitarlo ma lui un po' aveva paura e si fece rappresentare da questo ragazzino allora sconosciuto. Ma era il Msi comunque: mica santi. Quando arrivammo in questa sede i neofascisti si vedevano tutti in un bar qui vicino: ci trattavano da froci e rotti in culo. Poi però, quando fu necessario, gli avvocati glieli fornimmo noi, dato che Almirante aveva dichiarato che erano traditori del partito.
A un certo punto, nel '94, dovevi addirittura diventare ministro con Berlusconi...
Dopo le elezioni del '94 scelse di mantenere un rapporto con noi e disse che io sarei stato un ottimo ministro degli Esteri. Poi, mentendo, affermò che non si poteva fare per via di Martino e mi propose invece di fare il ministro della Giustizia. Gli risposi che non avrebbe retto lo scontro per come lo avrei fatto io. Quel che dicevo e pensavo allora, di Berlusconi era che rappresentava sia un pericolo che una possibilità. Comunque, ripeto, la speranza riposta nella Costituzione è stata distrutta dalla prima, non dalla seconda repubblica, e Berlusconi è un prodotto di quel disastro.

Il Partito radicale è oggi il più antico partito italiano. Cosa vedi nel suo futuro?
Pensando all'ultimo Leonardo Sciascia, quello di A futura memoria, mi è venuto in mente che la nostra direi "bergsoniana" durata è il frutto di una volontà e di una consapevolezza, e che il compito dei vivi è quello di assicurare un futuro nella memoria. Credo che tutti dovrebbero riflettere sul fatto che non può esservi alcuna alternativa futura al presente senza una alterità
presente che abbia forti ed esplicite radici nel passato. Ecco la spiegazione del fatto che siamo sempre stati avvertiti come il più precario dei partiti e tuttavia. oggi continuiamo ad assicurare questa durata. Dimmi cosa sei stato e come sei stato, e ti dirò se posso darti fiducia nel presente e per il futuro.

5 Marzo, 2010 - 14:36 | invia per mail |

Il Riformista - Rina Gagliardi - No, una battaglia che porta civiltà

Chi (come la sottoscritta) ha con i radicali un rapporto pressoché permanente di odioamore, non può oggi che dir loro: chapeau!
Bravi, bravissimi. Semplicemente essendo se stessi e semplicemente applicando alla situazione la loro tenace coerenza, oltre che la loro competenza politico-giuridica, sono riusciti a produrre uno sconvolgimento che potrebbe anche rivelarsi salutare Un bel casino, per parlare terra terra. Ora, naturalmente, è lecito discutere sugli effetti dell'azione radicale - e si può anche ritenere che costituisca un caso esemplare di "eterogenesi dei fini". Di sicuro, il "regolamento Beltrandi" non era mosso dall'intenzione di censurare i talk-show politici, eppure alla fine questo è il risultato. Di sicuro, lo sciopero della fame di Emma Bonino e i ricorsi presentati non intendevano produrre una eri si inquietante, e densa di minacce, quale quella in corso. Capisco queste e altre obiezioni. Ma resto di un altro avviso. Per più d'una ragione.
Intanto, perché quando una minoranza riesce a incidere su un equilibrio all'apparenza fortissimo e quasi inespugnabile, e riesce a farlo con strumenti non-violenti e razionali, si ha un surplus di valore per la politica - e anche perla democrazia. Non è vero che tutto è deciso soltanto ed esclusivamente dalle grandi potenze politiche ed elettorali. Non è vero, dunque, che i "piccoli" siano destinati a svolgere, sempre e comunque, un ruolo di complemento. I radicali sono maestri di quest'arte un po' speciale: riuscire a contare ben al di là delle proprie forze. Bene, qui c'è una lezione che va apprezzata. Tanto più in un'epoca di grigio conformismo e di tendenziale sterminio etnico di tutti coloro che non stanno al riparo di "grupponi".
In secondo luogo, perché ho condiviso, nel merito, questa battaglia. Spesso ho apprezzato le proposte dei radicali, spesso, all'opposto, non le ho condivise - come non mi appartiene la componente liberista della loro cultura Nel caso specifico, però, la questione della "legalità", e la rivendicazione del suo più rigoroso rispetto, rivestono speciale significato: sia perché coincidono, in fatto e in diritto, con la battaglia, altrettanto importante, della pari opportunità di tutti gli attori in campo, cioè di tutte le forze che partecipano alla competizione elettorale, sia perché pone in clamorosa evidenza la pratica di scorrettezze, di illeciti, di facilonerie che (da sempre) presiede al complesso meccanismo della presentazione delle liste elettorali. Il re è nudo, insomma. Ed è arrivato il momento di smetterla con l'approccio, maledettamente italiano, del "così fan tutti", quello che tutto giustifica e tutto assolve.
Infine, e soprattutto, perché ora il Re - il berlusconismo - è ancora più nudo. Qui, i discorsi di principio c`entrano relativamente. C'entra piuttosto questa fase specifica della vicenda italiana, dove la cultura di destra - largamente egemone - si caratterizza, sempre più impudicamente, per la rivendicazione esplicita dell'illegalità, per il rifiuto sistematico di ogni regola, per il gusto di evadere tutto - le leggi, i regolamenti, le tasse. Sono sempre stata assai lontana dalla propensione un po' ossessiva per il formalismo giuridico che contraddistingue i radicali. Ma tendo a ricredermi: proprio la reazione, arrogante e scomposta, del centrodestra di fronte all`esclusione delle liste in Lazio e in Lombardia dà piena ragione all'iniziativa radicale. Neanche a me piacciono le partite vinte a tavolino, e anche a me appare abbastanza assurdo che in due regioni importanti come Lazio e Lombardia il Pdl sia fuorigioco - ma la responsabilità è tutta del Pdl medesimo e delle sue lotte intestine. Ma assai più gravi e sintomatiche sono state le repliche dei dirigenti del partito berlusconiano. Quel La Russa che minaccia fuoco e fiamme (l'insurrezione? qualche strafexpedition alla Italo Balbo?), quella Polverini che derubrica il normale rispetto delle regole a indebito «cavillo burocratico», quel sindaco che torna a fare il militante forsennato, danno il senso della posta in gioco, oltre perfino la necessità di un successo elettorale.
C'è qui, appunto, il senso profondo, tutto "italiano", di ciò che chiamiamo berlusconismo: esso, oltre a essere la miscela (populista, liberi sta, "antipolitica") che sappiamo, si nutre di quel vizio nazionale che è il disprezzo delle regole, tutte le volte che esse attentano al proprio"particulare" di guicciardiniana memoria - si va dal parcheggio in seconda fila alla Grande Corruzione di Stato. Anche da questo punto di vista, la battaglia radicale va nella direzione di una civiltà superiore.

 

5 Marzo, 2010 - 14:30 | invia per mail |

Il Riformista - Piero Sansonetti - i Radicali diventano imbavagliatori

Sapete cos'è l'eterogenesi dei fini? È una espressione sociologica-filosofica, coniata, credo, da Giovanbattista Vico all'inizio del '700, che definisce quel paradossale comportamento umano che produce effetti del tutto contrari alla volontà del protagonista. Per esempio soffocare una persona col troppo amore e cose simili. Mi sembra che nelle ultime settimane i radicali abbiano voluto dare prova evidente di come l'eterogenesi dei fini possa realizzarsi in politica. Qualche esempio. Primo, il caso Polverini. I radicali sono maniaci del pieno rispetto delle regole. Negano la possibilità di distinguere tra sostanza e forma. E così, di fronte ad alcune irregolarità tecniche nella presentazione di una lista elettorale, non hanno dubbi sulla necessità di cancellare quella lista. Perciò ora si rischia di andare al voto, in una competizione fortemente bipolare, all'americana (la legge elettorale delle regionali è quella più americana e maggioritaria che si conosca) in modo del tutto sbilenco, con uno dei due poli assente dalla gara. Eppure i radicali, da almeno 30 anni vanno dicendo che l'unica forma moderna di democrazia è quella bipolare, maggioritaria, nella quale gli elettori sono chiamati a scegliere tra due ipotesi di governo diverse, chiare e così ben definite da essere rappresentate da una persona sola, cioè dal candidato.
Secondo esempio. I talk show. I radicali, da sempre, si battono perchè in tv ci sia un'informazione politica completa e aperta a tutti. Senza censure. Tante volte, già negli anni 70, i leader del partito hanno inscenato forme clamorose di protesta contro la Rai e contro i partiti che comandano in Rai, come i famosi imbavagliamenti di Pannella o i lunghi scioperi della fame. Stavolta una proposta di regolamento della campagna elettorale in tv, presentato da un esponente radicale, ha provocato la decisione di cancellare tutti i talk show, cioè, in sostanza, di abolire la libera informazione politica alla vigilia del voto.
Terzo esempio. Il nuovo amore sbocciato tra radicali e "popolo viola". Diciamo che il "popolo viola" è l`ultimo erede della vecchia tradizione giustizialista - più o meno moderata - della sinistra italiana. Che aveva portato, in passato, a scontri epici ed eroici tra i radicali e una parte del Pci. Vi ricordate come si avvelenò il rapporto tra i due partiti, all'inizio degli anni 80, prima col caso Tortora e poi col caso Toni Negri? Come vi spiegate, allora, la presenza dei radicali, e di Emma Bonino, alla manifestazione dei "viola", sabato scorso, a piazza del Popolo, con quei ritratti di Berlusconi vestito da galeotto, con la palla al piede e il piccone dei lavori forzati e la scritta "I Have a dream..."?
La spiegazione è solo in quella geniale intuizione di Vico. L'eterogenesi dei fini. L'eterogenesi dei fini non dipende mai da un errore. È un avvenimento logico e che si realizza con lucidità e consapevolezza. Da cosa nasce? Dall'idea - antimachiavellica - che il mezzo è molto più importante del fine, che la forma prevale sulla sostanza e la determina. Che il risultato di una azione politica sia del tutto secondario rispetto all'azione stessa. Cioè dall'idea che la "scelta" sia determinata da un principio e non dalle conseguenze della scelta. E come tale va giudicata. È l'opposto della realpolitik e del vecchio materialismo marxista e anche democristiano.
Mi ricordo che al Pci la scuola di politica consisteva fondamentalmente nell'insegnare a ciascuno che l'elemento fondamentale della politica è sapere considerare il contesto di ogni singola azione e valutarne ogni conseguenza. Restando dentro un quadro ideale, ma subordinando le azioni politiche al reale e non all'ideale. Se allearsi con gli avversari può essere utile ai lavoratori, ci si allea con gli avversari. Su questa base, negli anni 50, il Pci formò in Sicilia una giunta regionale insieme ai fascisti, mandando all'opposizione la Dc e gli agrari. Il fine, appunto, giustifica i mezzi.
Ecco, i radicali rovesciano questo schema: i mezzi giustificano il fine. Se i mezzi sono buoni poco importa il risultato. Ed è esattamente quello che sta succedendo in questi giorni. Il bello è
che, con un doppio salto mortale della logica e della storia, tutto ciò potrebbe concludersi con l'elezione di Emma Bonino a governatrice del Lazio. E non sono affatto sicuro che il Partito radicale sia contento. Il Partito radicale, come quasi sempre gli accade, non cerca vittorie ma gloriose sconfitte. Il massimo dell'eterogenesi dei fini: L'eterogenesi dell'eterogenesi. La vittoria
non voluta.

5 Marzo, 2010 - 14:28 | invia per mail |

la Repubblica - Oriana Liso - Int. a Marco Cappato - "Le elezioni vanno rinviate. Noi abbiamo solo ristabilito la verità"

«Quello che mi dispiace è che il presidente Formigoni aveva annunciato di volersi battere per la legalità. Invece l'unica iniziativa concreta la prende contro chi ha avuto il merito di contribuire a ristabilire la verità in questa campagna elettorale».
Marco Cappato era il candidato lombardo dei Radicali: la sua lista non ha raggiunto il minimo di firme necessarie, «ma in queste condizioni era impossibile raccoglierle legalmente».

Il governatore Formigoni dice che c'è «una manovra contro il centrodestra». Minaccia esposti
anche contro di voi.
«Molto semplicemente, nel poco tempo disponibile e dopo aver chiesto all'ufficio elettorale
l'accesso agli atti, in quattro persone, quattro Radicali, abbiamo controllato le firme non solo del listino Pdl, ma anche del Pd e dell'Udc, scoprendo che i controlli non erano stati accurati, che tanti moduli di firme - non solo di Formigoni- presentavano irregolarità. L'ufficio elettorale non
ha potuto che prenderne atto».

Formigoni ipotizza che possiate aver manomesso gli atti.
«Ricordo al presidente che nessuna delle loro firme - tra quelle contestate da noi- è stata invalidata per assenza di documentazione, ma per irregolarità che non avremmo potuto in alcun modo realizzare a posteriori. Se manca un timbro, o una data, o un luogo, come potremmo
averne responsabilità? Del resto ci siamo rivolti inutilmente al ministero dell'Interno o a quello della Giustizia perché sapevamo che le procedure impedivano materialmente di rispettare la legge. E noi che ci abbiamo provato siamo stati esclusi».

Su queste irregolarità avete presentato denuncia in procura.
«Ecco, Formigoni risponda sulle contestazioni contenute nel nostro esposto, che sono sostanziali: visto che tutti sostengono che il listino è stato chiuso tra mercoledì 24 e giovedì 25, come è possibile chetralefirme raccolte ce ne siano molte con una data precedente? Lancia accuse gravi contro di noi, ma a questo non risponde, nonostante dica di voler contribuire all'accertamento
della verità. Ed è proprio dal versante penale che aspettiamo risposte importanti: tanto
che abbiamo anche chiesto una perizia calligrafica sulle firme».

Per Lazio e Lombardia si guarda alla soluzione politica di un decreto legge. Ipotesi accettabile?
«Sarebbe una violazione della democrazia, fatta al servizio dei poteri forti. Come noi Radicali ripetiamo: l'unica soluzione democratica e legale - vista la violazione di ogni regola in questi ultimi due mesi - è l'annullamento delle elezioni in tutte le Regioni. Il presidente Napoletano non può e non deve intervenire con un atto che sarebbe solo un favore ai potenti. E poi, rispondo anche a chi ci accusa da Roma: visto che fate tanta demagogia, provate a mettervi nei panni di un immigrato che va a chiedere il permesso di soggiorno. Se arriva a sportello chiuso, o se gli manca un timbro, certo non fanno una legge speciale per lui».
 

5 Marzo, 2010 - 14:13 | invia per mail |

La stampa - - I Radicali: annullare il voto in tutta Italia

«L'annullamento delle elezioni in tutta Italia è l'unica soluzione di decoroso rispetto della legalità e dello stato di diritto». Lo sostengono il segretario nazionale dei Radicali Mario Staderini e Marco Cappato (foto), candidato in Lombardia. «Si accertino responsabilità e cause di quanto accaduto - dicono -; siano convocate nuove elezioni solo dopo la rideterminazione dei criteri di presentazione delle liste secondo gli standard nella Ue e la definizione di regole chiare e certe che garantiscano a tutte le forze parità di diritti di informazione tv».

 

5 Marzo, 2010 - 14:09 | invia per mail |

Corriere della Sera - P.F. - Cappato: gli errori dipendono da loro

«I buoni propositi di battersi per la legalita e la chiarezza, espressi da Roberto Formigoni, sono purtroppo durati il tempo di una conferenza stampa. Invece di contribuire alla ricerca della verta, preferisce prendersela con chi ha fatto emergere le irregolarità delle liste».
E' questa la replica di Marco Cappato e Lorenzo Lipparni della Lista Bonino-Pannella, quelli che col loro ricorso contro le liste di Penati e Formigoni hanno di fatto innescato
l'esclusione di quest'ultima, allo stesso Formigoni che ha attribuito ieri la sua esclusione a una «manovra» e l'annullamento delle sue firme a una «possibile manipolazione». «Forse Formigoni non ha notato - precisa Cappato che le firme in questione sono state invalidate per irregolarità che non avrebbero potuto in alcun modo essere realizzate a posteriori».
 

5 Marzo, 2010 - 14:03 | invia per mail |

Il Riformista - Edoardo Petti - In attesa dei Tar. Pannella&Bonino chiedono il rinvio delle elezioni

L'affaire legato alla presentazione delle liste elettorali vive sul piano giudiziario una delle giornate più intense e convulse, con un susseguirsi di sentenze, ricorsi e aperture di indagini che coinvolgono la giurisdizione ordinaria e quella amministrativa. A trovarsi nella situazione più critica e ora Roberto Formigoni.,alfiere di quella che avrebbe dovuto essere un'affermazione schiacciante del centrodestra. In Lombardia l'attenzione è tutta puntata sul provvedimento del Tar in merito al destino del listino del governatore. E proprio per l'importanza del tema, il tribunale amministrativo regionale potrebbe fissare prima di martedi una camera di consiglio
straordinaria per discutere il ricorso dei legali del Peli e dello stesso Formigoni. Sempre a Milano si registra l'intervento della procura, che ha deciso di aprire un fascicolo sulle firme raccolte dal Popolo della libertà a sostegno del listino dei presidente. Si tratta di un atto dovuto, a seguito dell'esposto presentato dai Radicali su una presunta irregolarità di oltre 1.800 sottoscrizioni, che, in base ai rappresentanti della Lista Bonino,sarebbero state raccolte prima del 24 febbraio, data di chiusura delle liste, e quindi su moduli in bianco. I reati sui quali indagano i prn milanesi sono quelli di falso in atto pubhlico e falsita ideologica.
Si configura dunque un quadro ancora in evoluzione, aperto a qualunque esito, che conferma una realtà diffusa di leggerezze, caos, irregolarità nel procedimento elettorale. E proprio per superare la «situazione di illegalità strutturale delle prossime consultazioni» i Radicali, dalle cui denunce e iniziative e scaturita l'intera vicenda politica e giudiziaria, propongono una via di uscita: annullare le elezioni regionali in tutta Italia.
II segretario dei partito Mario Staderini ritiene questa, assieme a Marco Cappato, candidato presidente della Lista Bonino proprio in Lombardia, l'unica soluzione di decoroso rispetto della legalità e dello Stato di diritto, per restituire a tutti i cittadini i diritti civili e politici che finora sono stati loro negati. Una proposta che, secondo gli esponenti del partito di Torre Argentina è la vera alternativa ai provvedimenti anticostituzionali e alle fantomatiche "soluzioni politiche" di chi oggi vuole sanare i propri errori, un gesto che rappresenterebbe chiaramente un favore ai potenti».
Gli esponenti radicali chiedono quindi di accertare le responsabilità e le cause di quanto accaduto, a cominciare dalle condotte della Rai e dei suoi vertici, di convocare nuove elezioni solo dopo aver determinato i criteri di presentazione delle liste secondo gli standard dei paesi dell'Ue e aver definito regole chiare e certe che garantiscano a tutte le forze in competizione patita di diritti nell'accesso agli spazi di informazione televisiva.
Fortemente contraria all ipotesi eli un accordo politico su una egge che sani le irregolarità emerse dalla presentazione delle liste è anche Emma Bonino, per la quale "il problema non è di mettere una pecetta su questo o quel potente o prepotente. un atto che sarebbe più illegale
dell illegalità compiuta, poiché i diritti costituzionali non sono disponibili per nessuno. La leader radicale, che afferma di non sapere nulla su un eventuale provvedimento bipartisan in materia, torna a ribadire che «queste elezioni hanno visto nei mesi scorsi la violazione totale e l'illegalità di tutte le istituzioni coinvolte: comuni, autenticatori, Rai e quant'altro». Quindi la vicepresidente del Senato punta il dito contro un'innovazione perversa, n base alla quale la cultura del fare diventa quella del malaffare e del fare male», e osserva come quella in corso possa essere per il Lazio una riscossademocratica, l'inizio di un progetto di alternativa per il Paese. 
 

5 Marzo, 2010 - 13:56 | invia per mail |

Liberazione - R. V. - Int. a Marco Cappato - "Ripartire da capo. Rinvio di tre mesi"

Marco Cappato, dirigente Radicale, candidato governatore in Lombardia (ma la lista non è stata ammessa perché le firme erano insufficienti), con il suo ricorso contro Formigoni sta provocando un terremoto che forse nemmeno lui si aspettava. L'intero mondo politico ora è all'affannosa ricerca di una soluzione al «pasticcio». Soluzione che, a prima vista, non c'è.
 

5 Marzo, 2010 - 13:43 | invia per mail | leggi tutto

Corriere della Sera - ed. Roma - R. Do. - I sondaggi spingono la Bonino

«In queste ore sento parlare di decreto, ma io non voglio accordi, non voglio soluzioni aumma aumma. Sento parlare di appelli. Ma le elezioni regolari sono un diritto inalienabile»:
Emma Bonino, mentre continua a volare nei sondaggi e dopo aver rilasciato un'intervista
anche a Playboy (uscirà oggi), con queste parole ieri ha chiuso all'ipotesi di escamotage per superare l'esclusione della lista del Pdl nella provincia di Roma. Sulla riammissione della lista Polverini, invece, il commento è stato netto: «Ha deciso chi doveva decidere (la Corte d'appello, ndr), dunque bene».
Ma sul caso Pdl, niente sconti. «Non vogliamo soluzioni pasticciate. Mettere una pecetta con un decreto o una leggina ad hoc sarebbe un errore più grande», ha aggiunto. E ancora: «io chiedo solo il rispetto della legalità e delle regole. La gravità di quello che sta accadendo è che ci sono vari modi di andare contro la legge, e poi uno viene chiamato truffatore o quant`altro. Ma oggi sono le istituzioni stesse a non rispettare le leggi che loro stessi hanno fatto, ma senza stato
di diritto è evidente che non ci sono i diritti».
E poi una stoccata al ministro della Difesa Ignazio La Russa e agli altri esponenti dei governo che si sono detti «pronti a tutto» pur di riammettere al voto la lista del Pdl: «Sento da alcuni ministri parole che in un paese normale non avrei mai voluto sentire - ha detto la Bonino - e che in altri paesi avrebbero portato al loro allontanamento immediato».
L'esponente dei radicali intanto secondo i sondaggi continua a guadagnare terreno rispetto a Renata Polverini. Dopo il sorpasso certificato l`altro ieri dall'Istituto Crespi Ricerche,
adesso anche Euromedia in un sondaggio per il settimanale Panorama rilanciato dall'agenzia
di stampa il Velino segnala il vantaggio della Bonino: 49,2% (+2,1% in una settimana) rispetto al 48,5% della rivale (-o,6%).
Dati che hanno portato entusiasmo nel centrosinistra «Se riusciamo a mettere da parte il nostro brusio interno questa battaglia la vinciamo», ha commentato Goffredo Bettini, senatore del Pd, nell'intervento a un'iniziativa elettorale. «In Regione abbiamo fatto moltissimo, nonostante una
dolorosa vicenda personale. Oggi abbiamo una candidata che si sta muovendo con molta energia, una donna fragile ma tenace e appassionata. Bonino è una donna decisa e credo che in queste ore, nell'opinione pubblica più onesta, ci sia la visibilità dell'abisso che divide le
due candidate. Non basta dire qualche parolaccia per governare una Regione. Emma è una donna competente, capace di assumersi grandi responsabilità e che non ha mai lisciato il pelo a nessuno. Ha detto i suoi sì e i suoi no, con un piglio decisionista. Quando parla Emma respiro aria buona».
La giornata di Emma Borino, oltre al dibattito sulle liste e all'attesa per le decisioni del Tar (e del governo) è stata scandita da numerosi appuntamenti elettorali. Prima una visita al centro medico privato Artemisia, di viale Liegi, ai Parioli, dove la candidata del Pd ha ribadito che «per me pubblico non è meglio di privato, né privato è meglio di pubblico», ma conta
«l'efficienza del servizio offerto».
Poi ha incontrato i rappresentanti dell'industria del cinema (cioè i vertici dell'Anica e dell'associazione produttori) e ha ribadito che «il settore audiovisivo è una delle realtà su
cui puntare per rilanciare l'economia nel Lazio».

5 Marzo, 2010 - 13:35 | invia per mail |

Il Messaggero - Carlo Fusi - Braccio di ferro pieno di incognite

Il pressing di Silvio Berlusconi si è spinto fin oa mettere in campo l'ipotesi di ovvi decreto legge con richiesta di un colloquio urgente col capo dello Stato appena rientrato da Bruxelles e con un conseguente preallarme per la convocazionedi un Consiglio dei ministri ad hoc. Un modo per rendere esplicita la determinazione del premier e della maggioranza, Lega in prima fila, a non accettare la possibilità che in Lombardia e nel Lazio l'intero centro-destra o anche solo il Pdl potessero essere esclusi dal voto di fine marzo. Una mossa, tuttavia, che conteneva una buona dose d'azzardo: varare un decreto in materia elettorale a ridosso delle urne è un atto che pone delicatissimi problemi sotto il profilo costituzionale e che comunque richiede preliminarmente un'intesa solida tra tutte le forze in campo. Considerati i primi e verificata l'assolutaindisponibilità di Pd eIdv ad un intervento legislativo. Napolitano - che ritiene l'intera vicenda delle liste bocciate «un pasticcio» pur seguendo con la massima attenzione l'evolversi della situazione - non poteva far altro che stoppare gli oltranzismi. Fa fede anche l'insofferenza del presidente della Repubblica nei confronti della «soluzione politica» invocata dalla coalizione di governo: «Se mi spiegano in cosa consiste. allora la prenderò in considerazione». Dunque si torna daccapo, ossia alla pronuncia che spetta agli organi "naturali": i Tribunali amministrativi, pronti ad accelerare i tempi e unici titolati a decidere sui ricorsi presentati da Formigoni e Polverini. Quest'ultima peraltro si é vista accettare il listino e potrà sfidare Emma Bonino. Sul piano politico, tuttavia, la tensione resta oltremodo alta. La campagna elettorale, oltre che anomala, si configura come assai avvelenata. Per i cittadini, chiamati in realtà a scegliere chi li dovrà amministrare, un disagio che non hanno chiesto e certo non meritavano

5 Marzo, 2010 - 12:48 | invia per mail |
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