Governo dell'innovazione e società della conoscenza

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Proposta legislativa 

Abolizione della legge Urbani, ritorno alla legge sul diritto d'autore allo stato precedente della promulgazione della legge Urbani.

Traccia dell'intervento 

A me sembra che noi dobbiamo fare qualcosa che non esiste. Il nostro compito non è più solo quello di trovare gli argomenti migliori per mostrare e dimostrare che questi temi sono ormai il terreno principale della politica.

Gli argomenti, e ne abbiamo visti oggi, quelli ce li abbiamo già. Per chi è attento diventa sempre più difficile affrontare i temi di più stretta attualità estraniandosi dalle considerazioni che abbiamo messo sul tavolo.

Ma se i politici hanno il fiato corto nella rincorsa della tecnologia per ciò che riguarda l'attualità, come affrontano quello che sarà il nostro prossimo futuro?

Il rapporto Pew Internet è chiaro: entro 10-15 anni la rete globale avrà appiattito le gerarchie che reggevano il mondo fino ad oggi. All'interno delle strutture istituzionali così come nelle aziende le strutture verticali e le catene di comando si accorcieranno, l'utente, il cittadino, il dipendente si troverà di fronte ad un intero nuovo insieme di opportunità e di rischi. Si parla addirittura di macchine e processi in grando di muoversi al di là del diretto controllo umano.

Il nucleo della resistenza verso l'estensione di questa 'equalizzazione' (sociale, economica, intellettuale) è chiaramente identificato: il business (quello economico ma anche quello della politica) che è in ansia per preservare i loro attuali privilegi e quei circoli ristretti di gestione delle policy pubbliche o private in cui il controllo dell'informazione e la comunicazione è un valore centrale.

Il terzo e forse più significativo scenario, del panel Pew, è quello della sempre maggiore tendenza del cittadino-utente-lavoratore di esporre sé stesso e le proprie 'informazioni' (volente o nolente), per guadagnare quei benefici che l'economia di rete e che la società della conoscenza permettono. La privacy non può rimanere incarnata in un solone vecchio stampo che con piglio professoresco bacchetta un po', blandisce un po' e un po' fa finta di non vedere. La difesa della privacy dell'individuo del futuro dovrà essere esercitata in modo estremo e cazzuto. Niente mezzi termini.

Cosa iniziare a fare oggi perché allora non si debba lottare con la nostra stessa esclusione da questo mondo.

Le istituzioni che abbiamo non sono adeguate. Ma non perché l'Italia, l'Europa e il resto del mondo è in debito di eDemocracy o di diritti digitali.

Siamo in debito di democrazia e di diritto.

Il problema non sta nel costruire un nuovo partito o delle nuove istituzioni di democrazia o diritto digitale che si affianchino a quelli già esistenti. Si deve pretendere, ed è una pretesa assolutamente fondata, che la tecnologia e la conoscenza abbiano cambiato la democrazia e il diritto, quello comune di tutti i giorni. Non un altro diritto.

Continuare a pensare in termini di nuovi diritti positivi, di nuove leggi su questo o su quello, è una scelta a mio avviso di ripiego quando dovremmo piuttosto pretendere idealmente e pragmaticamente che non si possa affrontare alcun tema prescindendo dalla valutazione del suo impatto sulla tecnologia e sulla conoscenza.

Tecnologia e conoscenza.

Perché non si fa? Semplicemente perché tecnologia e conoscenza non hanno quella dimensione territoriale a cui il mantenimento delle rendite di posizione attuali devono fare riferimento.

Anche se è fuori da ogni logica, è imperativo che le lobby industriali pretendano che i governi abusino del proprio potere imponendo restrizioni ad un mondo, quello della rete, che non ha e non può avere confini geografici, territoriali, nazionali.

Non è una pretesa di anarchia, come si dice. Il prossimo che dice che Internet è il regno dell'anarchia deve vedersela con me. Credo che nessun settore al mondo sia tanto afflitto dallo schiribizzo del legislatore quanto Internet. Oggi un utente neozelandese deve sottomettersi ad una legge italiana probabilmente senza neppure sapere con precisione dov'è l'Italia. La pretesa di legiferare su Internet distorce dalle fondamenta i capisaldi dei sistemi di diritto.

Mi chiedo se ammetterà l'ignoranza un diritto, come quello attuale della rete, che prevede che un cittadino neozelandese sia sottoposto alle norme di un paese che non conosce, scritte in una lingua che non conosce, mentre usa strumenti che non sa quello che fanno. Quale giudice sano di mente potrebbe condannarmi per aver distribuito un virus, o partecipato ad un attacco distribuito grazie all'incapacità del mio sistema operativo di correggere i propri errori.

Ma se la legge dovrà ammettere l'ignoranza, che legge è?

Tecnologia e conoscenza, quando sono 'aperte e libere' hanno una dimensione transnazionale che è necessario riconoscere fin dall'inizio. Questa è la battaglia. Aprire e liberare tecnologia e conoscenza in una rete globale. Noi siamo di qua.

Di là dalla barricata gli avversari non mancano. Abbiamo visto. Tecnologie chiuse: computer che paghi e di cui non hai il possesso, su cui non puoi gestire ciò che sarebbe tu interesse fare. Abbiamo visto. Conoscenze chiuse: sezionando cosa devi poter fare, abusando delle leggi esistenti. Faccio una sola domanda. Quanti di questi DRM sono costruiti in modo da rispettare semplicemente la legge e lasciar scadere i diritti che bloccano secondo la legge vigente. Quant'è? 70 anni dopo la morte dell'autore, allora in quel momento il DRM deve permettere l'accesso. Esiste un reato di rapimento della conoscenza?

Quali passi fare adesso? Domani, dopodomani.

Intanto iniziamo a farne qualcuno indietro. Urbani via! Pisanu via! So che non sono cose più di moda come ha detto qualcuno e c'è di meglio da trattare. Ma di moda o meno è ampiamente simbolico ritornare al punto di partenza e adottare un metodo differente. Questo è il senso.

Legiferare sul cinema che è un settore economico, sociale e culturale di nessuna più rilevanza, uno di quelli che rappresenta benissimo il business che non vuole abbandonare le proprie posizioni di privilegio, ed en-passant stritolare la Rete, non è accettabile.

Se il problema è l'equo compenso dei produttori dei contenuti, il contesto è quello della riforma del diritto d'autore, non un appendice nascosta della finanziaria. Una legge che ha fatto solo danni, poiché quei soldi promessi non sono neppure stati concessi. E non mi si dica che ha avuto un qualche effetto sulla pirateria audiovisiva.

E se dovremo parlare di diritto d'autore allora parliamo delle carte truccate dell'anti-pirateria, del costo sociale delle forze dell'ordine usate per risolvere il problema tutto privato di certe aziende a cui certi utenti non pagano il contratto, dello scollamento tra la realtà di un mercato che considera un fallimento un opera creativa se entro 18 mesi non ha terminato il proprio ciclo di vita di prodotto, e una protezione che si estende per in media oltre 100 anni.

Cent'anni di sfruttamento. Vogliamo parlarne?

Emmanuele Somma

Personal tools