Tecnologie Aperte nella Pubblica Amministrazione

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Per incentivare l'utilizzo del software Open Source nella Pubblica Amministrazione, così come nel resto del paese basterebbe far rispettare logiche di mercato, evitando sprechi e duplicazione di spese. La PA avrebbe incentivi formidabili a possedere il codice dei programmi su cui lavora, per poterli riutilizzare ad ogni livello amministrativo, anche valorizzando le proprie competenze informatiche interne. Questo significa che la PA deve avere diritto di modificare e ridistribuire il codice. Il software cosiddetto "a sorgente disponibile", proposto da alcuni produttori, non è una soluzione adeguata a questo scopo, perchè non permette la libera modifica e distribuzione. E' necessario promuovere l'uso del vero open source, non solo nell'acquisizione di soluzioni pacchettizzate, ma soprattutto nello sviluppo di customizzazioni e di software ad hoc per la PA. La nota Direttiva Stanca del 19.12.2003 non è abbastanza chiara al proposito, e occorre migliorarla. Occorre anche garantire che i meccanismi di appalto di servizi informatici nella PA siano del tutto imparziali rispetto ai fornitori di software e non perpetuino rendite monopolistiche. Tanti programmatori e fornitori di servizi italiani sono oggi in grado di competere egregiamente con i più noti colossi dell'informatica, proprio grazie al software open source. E' quindi importante che possano prestare i loro servizi alla PA in condizioni di pari opportunità, per incrementare la concorrenza e la crescita del mercato tecnologico nazionale, anche a vantaggio dei consumatori e delle imprese private.

Principi

  • I sorgenti del software sviluppato per conto dell'amministrazione pubblica e/o pagati con i soldi pubblici (appalti della PA, sviluppo di università ed enti pubblici di ricerca) devono essere pubblicamente accessibili e liberamente distribuibili.
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